Schettino, 16 anni e no all’arresto «È un’infamia non sono fuggito»

SCHETTINO

Più di sette ore di Camera di consiglio per una decisione che, in fondo, mette quasi tutti d’accordo. Sedici anni e un mese la condanna di Francesco Schettino che, al momento, della lettura ha scelto di non essere in aula. «È troppo provato – hanno tagliato corto i suoi legali – Sono state giornate difficili». L’ex comandante ha seguito la lettura del dispositivo nella sua casa di Meta di Sorrento, con il telefono staccato, davanti al televisore. Con lui il fratello che lo ha raggiunto a Grosseto per riportarlo a casa. Il presidente Giovanni Puiatti ha illustrato le decisioni per ben quaranta minuti. Mentre l’ex capitano della Concordia, da casa, teneva sotto pressione i suoi legali, per tentare di avere notizie sulla questione che gli premeva di più. «L’abbandono della nave me l’hanno dato?» Insisteva, voleva sapere e, alla fine, ha commentato: «Questa è un’infamia, non riesco proprio ad accettarlo. Io non ho lasciato la nave prima degli altri. Al di là della pena che resta comunque consistente, la mia grande delusione è soprattutto per questa condanna». Da parte sua, la Costa, tramite l’avvocato De Luca, ha parlato di «una sentenza molto equilibrata». Lunga la lista dei risarcimenti a naufraghi e enti che si sono costituti parte civile: in tutto sarebbero circa dieci milioni .
L’ATTESA

Nei giorni passati l’influenza sembra non avergli dato tregua, ma in aula c’è sempre stato. E ieri mattina, prima che i giudici entrassero in Camera di consiglio ha rilasciato dichiarazioni spontanee. In piedi, davanti alla Corte, con un foglio in mano, ha detto poche parole che devono essergli costate una fatica enorme. Scomparso il suo carattere spavaldo, la sua sicurezza ostentata. Scomparso il comandante e i suoi ordini ai sottoposti. «Da quel 13 gennaio 2012 – le parole gli escono a fatica – la mia è una non vita, perché quella sera sono morto anche io». Sono pochi minuti di intervento, giusto per tentare di replicare alle accuse avanzate dalla procura. «Se non ho manifestato pentimento – spiega – è soltanto perché il dolore è una cosa molto intima che si presta a strumentalizzazioni».
Dove è finito capitan Schettino, tutto gel e abbronzatura? Dopo la tragedia con 32 morti, è stato certo di farla franca, sicuro di riuscire a spiegare che lui aveva fatto di tutto per salvare quella gente. Ma poi le udienze sono andate avanti, la procura ha chiesto condanne pesanti. E l’ex comandante è diventato il colpevole perfetto, una sorta di Malaussène italiano, un capro espiatorio sul quale scaricare ogni esempio di malaffare e cialtronaggine.
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I milioni di euro fissati per i risarcimenti delle parti civili

Quasi uno scherzo, un’ironia, un esempio di ciò che non va fatto. La giustizia gli ha sequestrato i beni, la Costa lo ha licenziato, e la moglie ha deciso di allontanarsi dopo aver saputo quanto il marito se l’era spassata con la bionda moldava, Domnica Cemortan. Così ieri, quando ha voluto fare dichiarazioni spontanee e si è messo a piangere, si è capito che la giustizia aveva già fatto il suo corso e che quest’uomo, ormai avvilito da una sorta di persecuzione mediatica e da un eccesso di giustizialismo, era già stato punito. «La mia testa è stata offerta con la convinzione errata di salvare altre teste – ha dichiarato a voce molto bassa – È stato detto che non mi sono assunto le responsabilità e che non ho chiesto scusa per quello che è accaduto: non è vero. Sono sempre stato della convinzione che il dolore non vada esibito per non strumentalizzarlo».
GLI ERRORI

Quanti passi falsi ha commesso l’ex comandante durante questo processo, quanti errori, a cominciare dalla difesa che è sembrata sin dalle prime udienze, debole e impreparata, soprattutto davanti a una procura agguerrita e in cerca di giustizia per quelle vittime. La Corte la ha condannato per tutti i reati contestati, ma poteva andare molto peggio. «È sempre stato in aula, non ha dato idea di voler fuggire o di volersi sottrarre alla giustizia», hanno riconosciuto. Solo ieri sera ha scelto di non esserci, di non affrontare quel mare di telecamere. Sicuro, forse, che qualsiasi cosa avrebbe detto sarebbe stata comunque usata, anche questa volta, contro di lui.

Il Messaggero