Schengen spacca l’Europa, l’ultima mediazione: quote automatiche e obbligatorie

Schengen

È partita ad Amsterdam la corsa contro il tempo per salvare Schengen, con possibile lieto fine: l’arrivo del sistema invocato da Renzi e Merkel per redistibuire automaticamente tra i Ventotto tutti i migranti che arriveranno in Europa. Ma ancora una volta, come nella grande crisi dell’euro, le sorti dell’Unione dipendono dalla Grecia. Tsipras avrà tre mesi per riprendere il controllo delle sue frontiere e registrare i richiedenti asilo che salpano dalle coste turche. Altrimenti torneranno i confini, la Grecia sarà sigillata dall’esterno e i rifugiati resteranno intrappolati nella penisola ellenica, con rischio di crisi umanitaria. La minaccia, per paradosso, arriva da chi Schengen la vuole salvare: Germania, Olanda, Lussemburgo e le istituzioni Ue.

Francia, Germania, Austria, Svezia, Danimarca e Croazia hanno chiuso le frontiere per fermare l’onda dei migranti in arrivo dalla Grecia via rotta balcanica, quasi 900mila nel 2015 e 40mila solo in gennaio, ma a maggio legalmente non potranno più tenere la porta chiusa.

Mercoledì prossimo la Commissione approverà i rapporti sul funzionamento di Schengen nei diversi paesi dell’Unione. La Grecia sarà bocciata e riceverà una serie di raccomandazioni con le misure da prendere per ripristinare il controllo delle frontiere. Avrà tre mesi di tempo (e un sostegno economico). Se a fine aprile Tsipras avrà tappato le falle, l’allarme sarà cessato. Altrimenti accadrà quello che nessuno vuole, la chiusura delle frontiere per due anni.

La Repubblica