Scandalo Mose, la pista degli ex ministri

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Una consulenza costruita ad hoc per l’ex ministro dei Lavori pubblici, Pietro Lunardi, per “aiutarlo” a pagare l’ingente somma che la Corte dei conti lo aveva condannato a risarcire, pari ad oltre 2 milioni di euro. E poi 400-500 mila euro come finanziamento della campagna elettorale per l’ex ministro Altero Matteoli che, in cambio, avrebbe fatto dei «favori». Il “sistema Mose” non finisce di stupire per la capacità con la quale il potente di turno viene foraggiato in cambio di benefici e vantaggi. A raccontarlo è sempre l’ex presidente del Consorzio Venezia nuova, Giovanni Mazzacurati, in uno dei numerosi interrogatori sostenuti davanti ai pm veneziani. E nel primo verbale, quello del 25 luglio scorso, specifica anche il ruolo di Matteoli, la cui posizione è al vaglio del Tribunale dei ministri. «Il ministro – chiarisce – mi ha fatto dei favori e ho corrisposto finanziando la campagna elettorale… gli ho corrisposto dei soldi… erano corresponsioni di denaro direttamente a compenso in qualche modo di favori ricevuti, 400-500mila euro, dal 2009 al 2012-2013».
LA CONSULENZA D’ORO
Mentre a incaricarsi di trovare la consulenza a Lunardi sarebbe stato l’allora presidente del Mantovani, Piergiorgio Baita: Mazzacurati parla della progettazione della tangenziale di Cortina, mai realizzata. Baita fa riferimento invece al progetto per la prosecuzione dell’A27 da Pian di Vedoia fino a Caralte di Cadore: «Praticamente abbiamo dato a Lunardi 500mila euro non chiedendogli il ribasso sulla tariffa». Nelle centinaia di pagine di verbali c’è davvero di tutto: uno spaccato desolante di come certa politica ed economia funzioni solo a base di favori e clientele. Il presidente di Cvn tira in ballo l’ex ministro Tremonti, sostenendo di averlo incontrato un paio di volte al ministero dell’Economia, su consiglio del vicentino Roberto Meneguzzo, della finanziaria Palladio, per sollecitarlo a mantenere costante il ritmo dei finanziamenti al Mose. Ma poi chiarisce che con lui non ha mai parlato di soldi, né il ministro (che non è indagato) gli avrebbe fatto alcuna richiesta. È in un incontro successivo, sempre procurato da Meneguzzo, che il presidente di Cvn riferisce di aver consegnato 500mila euro a Marco Milanese, ex collaboratore di Tremonti. «Ti ricordo che non basta avere solo buoni contatti e buone conoscenze, a questo punto bisogna pagare», gli aveva spiegato Meneguzzo, precisandogli che Milanese «gestisce queste cose».
I SOLDI NELLA SCATOLETTA
L’ex ministro Tremonti respinge energicamente le accuse e si dice estraneo alla vicenda. Il racconto di Mazzacurati entra nel dettaglio quando spiega di essere arrivato nella sede della Palladio con i soldi dentro una «scatoletta» e di averli consegnati a Milanese: «È Meneguzzo che mi suggerisce la cifra», ricorda, ricevendo da lui un semplice «grazie». Era un pagamento sul quale gli avevano messo fretta: «Milanese aveva trovato anche una giustificazione, nel senso che c’erano tanti altri progetti che aspettavano». Dopo il versamento della “mazzetta” – è ancora il suo verbale – non accadde nulla e così si decise di fermare i pagamenti. Lo stesso sarebbe avvenuto con Emilio Spaziante, sempre contattato attraverso Meneguzzo: l’ex generale della Guardia di finanza, all’epoca in servizio al ministero dell’Economia, avrebbe dovuto fornire aiuto sia per garantire i finanziamenti ministeriali al Mose, sia per limitare al minimo i problemi relativi ad una verifica fiscale. In assenza di risultati, Mazzacurati avrebbe deciso di non pagarlo più. Qualche informazione riservata, però, l’ex presidente la riceve: è sempre Meneguzzo a metterlo in allarme, facendogli sapere che il suo cellulare è intercettato.
TUTTO A MEMORIA
In questa catena di tangenti non esiste però un “libro mastro” di quelle pagate dal Consorzio: l’ex presidente infatti teneva tutto a mente. E comunque non tutti sono stati al soldo di Mazzacurati & Baita: per anni il Consorzio ha avuto rapporti frequenti con il dirigente del ministero delle Infrastrutture, l’ingegner Incalza, ma a lui non è mai stata elargita alcuna dazione. Così come non è mai stato pagato uno dei presidenti storici del Magistrato alle acque, Felice Setaro. La spiegazione la dà sempre Mazzacurati ai pm: «Alcuni i soldi non li vogliono…».

Il Messaggero