Scandalo Expo, i pm accelerano la “cricca” a giudizio immediato

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Dopo due settimane di interrogatori e nuove acquisizioni di atti, per i magistrati c’è la certezza della prova. Ovvero che la cricca di Gianstefano Frigerio, Primo Greganti e Luigi Grillo avrebbe turbato gli appalti dell’Expo a suon di mazzette e avanzamenti di carriera garantiti. «Un programma criminoso in continua evoluzione» che, secondo l’accusa, puntava alle gare dell’esposizione del 2015, alle bonifiche di Sogin e al grande progetto della Città della Salute. E ora per gli indagati si profila il rito immediato: la Procura ritiene infatti che le prove a carico del gruppo siano talmente schiaccianti da poter chiudere rapidamente l’inchiesta, procedendo per la strada più breve che esclude l’udienza preliminare.
SISTEMA DI ILEGALITÀ

L’immediato verrebbe esteso anche al mediatore Sergio Cattozzo, all’ex direttore generale pianificazione e acquisti di Expo Angelo Paris e all’imprenditore Enrico Maltauro. Proprio quest’ultimo, rilevano i pm, ha fornito «uno spaccato preciso ed esemplare del sistema di illegalità»: già finito nei i guai negli anni Novanta con l’accusa di aver pagato tangenti per ottenere un grosso lavoro all’aeroporto di Venezia, secondo l’accusa avrebbe versato centinaia di migliaia di euro in mazzette, per avere informazioni utili a vincere appalti. Quanti soldi? Tra i 25mila e i 40mila euro mensili. Denaro dato e promesso: Maltauro ha raccontato agli inquirenti che l’accordo per la Città della Salute era il versamento di una tangente dell’1 per cento dell’appalto in caso di aggiudicazione. «Era uno stato di necessità – ha spiegato l’imprenditore – Chi fa il mio mestiere deve avere un rapporto con le società appaltanti. C’è una totale e assoluta invadenza e una dominanza della politica, con le sue diramazioni». I pm Claudio Gittardi e Antonio D’Alessio stanno chiudendo il cerchio: giovedì hanno acquisito altri atti di Expo sulle procedure di gara relative alle architetture di servizio, presto interrogheranno di nuovo Cattozzo, al quale hanno sequestrato la contabilità segreta delle tangenti, e potrebbero convocare altri imprenditori indagati. Quindi, salvo imprevisti, presenteranno al gip Fabio Antezza la richiesta di immediato.
E’ lo stesso percorso che stanno valutando i pm dell’inchiesta che, il 20 marzo, ha portato in carcere Antonio Giulio Rognoni, capo di Ilspa, la società che con 4 miliardi di opere in portafoglio è in pratica l’asse portante di Expo. Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo con i pm Antonio D’Alessio e Paolo Pirotta sta studiando l’ipotesi di immediato per l’ex direttore generale di Infrastrutture Rognoni e per gli altri otto arrestati, accusati a vario titolo di associazione a delinquere, turbativa d’asta, truffa alla Regione e falso. Rognoni, detto il ”Satrapo”, era l’eminenza grigia degli appalti in Lombardia: ospedali, scuole, il nuovo Pirellone e soprattutto l’Expo. Ilspa, come si legge in un’informativa della guardia di finanza, avrebbe approvato l’aggiudicazione dei lavori della Piastra alla Mantovani «senza svolgere l’invocata verifica sulla congruità del prezzo offerto». Conseguenza: «Si è determinato un contesto di evidente illegalità in cui le asserite direttive promanate da ambienti politici hanno rivestito un ruolo determinante nella realizzazione delle condotte illecite riscontrate poiché, sempre per ammissione degli stessi protagonisti, si ritenevano inaccettabili le condizioni economiche dell’appalto».

Il Messaggero