Scajola: “Con la casa al Colosseo ho fatto un casino”

Scajola

 “Non ho mai fatto affari con nessuno”. L’ex ministro Claudio Scajola, rispondendo alle domande dei pm nel corso dell’interrogatorio tenuto nei giorni scorsi, dopo avere spiegato i rapporti di natura economica con Chiara Rizzo, tutti rapporti a suo dire finalizzati a garantire un sostentamento economico alla donna in gravi difficolta’, nega di avere avuto qualsiasi altro rapporto di affari con i coniugi Matacena. “Io – afferma Scajola – non ho mai fatto affari con nessuno perche’ non ne sono capace, l’ultima volta che ho comprato una casa ho fatto un casino, quindi io affari non ne ho mai fatti con nessuno. Io sulla vicenda della casa – ha proseguito Scajola ricordando la vicenda che lo ha visto assolto in primo grado – sono politicamente morto”.

LA RIZZO ERA DISPERATA, LE DAVO CONFORNTO

“Matacena era in attesa di una risposta a una richiesta di asilo politico dalla Svizzera”, ha detto Scajola, arrestato dalla Dia lo scorso 8 maggio nell’ambito dell’operazione Breakfast per procurata inosservanza di pena in favore dell’ex deputato Amedeo Matacena. L’ex ministro ha ricostruito i rapporti con Matacena e sua moglie Chiara Rizzo, nell’interrogatorio coi pm sostenuto il 16 maggio scorso a Roma. Dopo avere spiegato di avere conosciuto Matacena dopo che nel ’96 Scajola divenne deputato e coordinatore di Forza Italia, l’ex ministro ha dichiarato di avere conosciuto Chiara Rizzo, al telefono, dopo l’arresto del marito: “Ricordo che la chiamai per darle conforto”. La incontro’ nel 2013, in occasione della Festa della Repubblica Italiana, a Montecarlo: “In quella occasione la Rizzo mi disse piangendo che il marito era partito da qualche giorno”. Poi, dopo il passaggio in giudicato della sentenza inflitta a Matacena, Chiara Rizzo chiese un incontro a Scajola, per risolvere problemi sorti nel Principato di Monaco, poiche’ stava per scaderle il permesso di soggiorno e rischiava che non fosse rinnovato per l’impossibilita’ di dimostrare di avere risorse per risiedere a Montecarlo. “In quell’occasione – ha detto Scajola ai pm – sono venuto a sapere che Matacena si trovava alle Seychelles.
Mi disse che la suocera aveva previsto di investire alcuni soldi in quello Stato. Ricordo molto bene che in quella occasione chiesi alla Rizzo il motivo per il quale il Matacena non si costituisse: mi rispose che il marito era in attesa di una risposta a una richiesta di asilo politico dalla Svizzera”.

“DISSI ALLA RIZZO CHE MATACENA DOVEVA COSTITUIRSI”

L’ex ministro Claudio Scajola nega ogni responsabilita’ davanti ai magistrati inquirenti. Nel verbale d’interrogatorio del 16 maggio scorso, ai Pm Francesco Curcio e Giuseppe Lombardo, anzi, dichiara di aver consigliato a Matacena, tramite la moglie, di costituirsi. “Dopo essere tornata da una crociera, la Rizzo – riferisce Scajola – mi chiamo’ con urgenza in quanto aveva dovuto lasciare la casa di Montecarlo. In quella occasione mi passo’ al telefono un avvocato italiano, sicuramente di origine meridionale, a cui dissi che era il caso che il Matacena si costituisse. Tale avvocato – dichiara Scajola – mi diede ragione”.
Scajola racconta ai magistrati di aver conosciuto Chiara Rizzo per telefono “molti anni fa” dopo l’arresto del marito.
Riferisce di averla chiamata “per darle conforto” e di averla incontrata varie volte dal 2009 “senza particolari motivi, tanto in Italia che in Francia”. “In occasione della festa della Repubblica italiana a Montecarlo del giugno 2013 – dice Scajola – ho nuovamente incontrato presso il Beach di Montecarlo la signora Rizzo insieme alle sue amiche. In quella occasione la Rizzo mi disse piangendo che il marito era partito da qualche giorno. Ricordo – aggiunge – di aver avuto l’impressione che fosse disperata”. Parla anche di una somma di denaro, pari a circa 600.000 dollari, che la madre di Amedeo Matacena aveva intenzione di investire nel Principato di Monaco “In relazione all’intero evolversi della vicenda legata al presunto riconoscimento dell’asilo politico in Libano a favore di Matacena – ha aggiunto – intendo sottolineare che sono riferimenti verbali che non si sono mai tradotti in nulla di concreto come risulta dal fatto che non ho mai parlato con Gemayel di tale ipotesi di progetto. La Rizzo si lamenta con me per non averci mai creduto”.
In merito ai suoi contatti con il ledaer libanese, l’ex ministro, accusato di aver progettato il trasferimento di Matacena da Dubai nel paese dei cedri, parla di Vincenzo Speziali, impreditore, ex consigliere comunale di Catanzaro, ritenuto dai pm l’uomo chiave del progettato trasferimento in Medio Oriente dell’ex parlamentare calabrese condannato. Il conto corrente messo a disposizione di Matacena, come ex deputato, dalla Camera non e’ stato mai impiegato per il trasferimento di fondi all’estero, puntualizza Scajola. Il conto corrente presso Montecitorio, cui si fa riferimento nelle intercettazioni, era invece un conto aperto presso il banco di Napoli, cui tutti gli ex deputati hanno diritto.

AGI