Scajola arrestato dall’Antimafia: aiutò la latitanza di Matacena

Scajola

ROMA Lavora molto, Claudio Scajola, alla latitanza dell’ex politico calabrese condannato per concorso esterno con la ’ndrangheta Amedeo Matacena, sia per favorirlo mentre viveva alle Seychelles, sia per aiutarlo a fuggire da Dubai verso il Libano quando la polizia lo intercetta. Nel corso del tempo ne parla costantemente con Chiara Rizzo, la compagna di Matacena, alla quale sembra essere «completamente asservito».
Ieri mattina, alla porta della suite dell’ex ministro di Interni e Sviluppo economico, in via Veneto, hanno bussato gli uomini della Dia di Reggio Calabria, supportati da quelli della Dia di Roma, per notificargli un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. In cella è finita anche la compagna di Matacena, Chiara Rizzo, il prestanome e amministratore effettivo delle società del politico calabrese, Antonio Martino Politi, e un ordine di custodia è stato inviato anche a Dubai, dove Matacena è stato rintracciato un anno fa ma ancora attende l’estradizione (al momento è libero ma senza passaporto). Ai domiciliari, invece, la madre di Matacena, Raffaella De Carolis, e due stretti collaboratori. Nel complesso sono stati sequestrati beni per 50 milioni di euro. 

I RAPPORTI CON GEMAYEL
L’inchiesta è lo scampolo di un’indagine più ampia su un «sistema di reinvestimento di capitali illecitamente accumulati nel settore delle scommesse e dei giochi on line» che coinvolge anche la ’ndrangheta. Ma nei sei mesi su cui si concentrano gli investigatori quel che conta è il sistema di aiuti su cui può contare Amedeo Matacena nel corso della latitanza. Un sistema che si attiva ancora di più il 28 agosto scorso, quando lo fermano a Dubai. Per aiutarlo a fuggire, Scajola si sarebbe rivolto a Vincenzo Speziali, nipote dell’omonimo senatore del Pdl. L’uomo è sposato con una donna libanese e ha ottimi rapporti con l’ex presidente libanese Amin Gemayel. È lui ad accompagnarlo quando il 9 maggio scorso Gemayel arriva in Italia per visitare la tomba di Andreotti: «Scajola si è rivolto a me solo in vista delle europee – ha commentato lui ieri – ma non c’è nessuna parentela tra mia moglie e Gemayel». Proprio Speziali avrebbe dovuto essere il contatto anche per la latitanza in Libano di Marcello Dell’Utri, spiegano gli investigatori reggini.

LA MANCATA CANDIDATURA
Sebbene abbia lasciato da anni il Viminale, il gip Olga Tarzia sottolinea che Scajola per parlare con Matacena utilizza un’utenza «intestata al ministero degli Interni Dipartimento di Pubblica sicurezza». Non è l’unico ”privilegio”. Nelle indagini si spiega che in qualche caso la scorta, che ancora tutelava l’ex ministro, veniva utilizzata per spostamenti verso Montercarlo. Probabilmente gli stessi utili alle triangolazioni economiche per far arrivare denaro a Matacena. Nella vicenda si inserisce pure la mancata candidatura di Scajola da parte di Forza Italia. È lui di ritorno da Roma a raccontare alla moglie: «Ho incontrato Confalonieri e Letta e li ho minacciati che se non si risolve il problema faccio scoppiare un casino indimenticabile. Berlusconi vorrebbe, ma mi blocca il suo entourage».
L’ex ministro si attiva per Matacena quando viene fermato a Dubai. E, il 12 dicembre scorso, ritiene di aver trovato la soluzione: Beirut. Chiama subito la Rizzo. Scajola: «Senti io devo dare le due risposte per laggiù, mi capisci vero? E per quassù, mi sono fatto capire?». Rizzo: «Ma perché quassù e laggiù non è la stessa cosa?» Scajola: «Allora te lo dico intanto adesso… qualcosetta che cerchi di capire, cerca di memorizzare quello che si sto dicendo, eh, concentrati!». Rizzo: «Sì, sì ». Scajola: «Si sposterebbe, hai capito? Sarebbe un capolavoro hai capito? In un posto ancora più sicuro e molto migliore, ma più vicino anche. Io ho lavorato Ciccia, capisci? Ho lavorato grosso».

IL MESSAGGERO