Sbarchi, la Ue apre all’azione militare Alfano: affondare i barconi in porto

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«Se davvero finalmente alle parole scritte corrisponderanno fatti concreti per l’Europa sarà un primo passo», ha detto ieri il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dopo che la Commissione europea ha confermato l’intenzione di lanciare «un’operazione civile e militare» per distruggere le imbarcazioni dei trafficanti in Libia: «Per la prima volta l’intera Europa si è mostrata attenta e solidale, con alcuni impegni concreti». Agli occhi dell’esecutivo comunitario, il Vertice straordinario dei capi di Stato e di governo europeo domani sarà fondamentale per fronteggiare la crisi immediata: «Il sostegno politico a più alto livello necessario per far avanzare i 10 punti messi sul tavolo dalla Commissione», ha spiegato un portavoce. Il pericolo è che, come accaduto alla fine del 2013 con un altro piano in 5 punti, le proposte rimangano lettera morta. «Gran parte di queste azioni necessita una collaborazione stretta degli Stati membri, perché tocca a loro metterli in opera», ha avvertito il portavoce della Commissione. «La strada da fare è ancora tanto lunga», ha spiegato Renzi. «L’obiettivo», chiarisce il ministro dell’Interno Alfano, «è affondare i barconi degli scafisti, impedire che partano. Noi da soli non possiamo farlo ed è in corso un negoziato con Onu e Ue per avere, in un quadro di legalità internazionale l’autorizzazione a questo intervento».
DETTAGLI DA DEFINIRE
I dettagli dell’operazione militare sulle coste della Libia sono ancora confusi. Serve un mandato del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Tocca poi ai ministri degli Esteri dell’Unione Europea approvare una missione di Politica di Difesa e Sicurezza Comune: serve l’unanimità dei 28 e pochi paesi sono disposti a partecipare. Il modello è “Atalanta”, la missione Ue lanciata nel 2008 al largo della Somalia per prevenire e reprimere la pirateria. Mezzi aerei dovrebbero controllare le coste libiche per fare intervenire le navi militari e distruggere le imbarcazioni. La missione militare, invece, non dovrebbe lanciare operazioni di ricerca e soccorso di migranti in mare. «L’aspetto salvataggio è coperto» dalla prima proposta del piano in 10 punti, ha spiegato il portavoce della Commissione: rafforzare la missione Triton di controllo alle frontiere, estendendo anche il raggio d’azione oltre le 30 miglia. Altri punti del piano rischiano di rimanere inattuati. La Commissione vuole proporre una serie di opzioni per un programma di emergenza di riallocazione dei migranti per i paesi – come Malta, Italia e Grecia – che sono sommersi, ha detto il portavoce. Ma in passato diversi paesi del Nord – a cominciare dalla Germania, che nel 2013 è arrivata in testa alla classifica europea in termini di accoglienza con 203.000 richieste di asilo contro le 65.000 dell’Italia – si sono opposti a misure analoghe. «I governi nazionali sulla base di interessi nazionali, finora non si sono mossi», ha ricordato il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, intervenendo ad Agorà. Il precedente piano per rispondere a tragedie e sbarchi era rimasto insabbiato nelle discussioni tra gli Stati membri. Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha comunque promesso di accelerare. «Ci sarà una seconda ondata» di misure «con la nostra proposta globale che arriverà a metà maggio» di una nuova strategia sull’immigrazione, ha annunciato il suo portavoce. Nel frattempo Il governo di Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale, «ha espresso la propria disponibilità a cooperare con l’Unione Europea per combattere l’immigrazione illegale e il terrorismo che minaccia la sicurezza dell’area nel quadro di un rispetto della sovranità dello Stato della Libia». Lo riferisce l’agenzia Lana, l’ex agenzia ufficiale libica controllata da Tripoli.

Il Messaggero