Sarkozy non molla: vogliono umiliarmi

Vision for the G20: Nicolas Sarkozy, Klaus Schwab

PARIGI Quindici ore di stato di fermo, il deferimento davanti ai giudici alle due del mattino, le accuse di corruzione, traffico d’influenze e violazione del segreto investigativo non l’hanno fiaccato, al contrario: ieri pomeriggio Nicolas Sarkozy ha rotto il silenzio, ha anticipato il suo ritorno nell’arena, è subito passato al contrattacco, ha giurato di non aver «mai commesso un’azione contraria allo stato di diritto» e ha denunciato una «strumentalizzazione politica di una parte della giustizia ». 
LO SFOGO
«Hanno voluto umiliarmi» ha detto in un’intervista a TF1, la prima da quando è stato sconfitto da Hollande nel maggio del 2012. Viso tirato, rabbia e determinazione tenute a bada a malapena, l’ex presidente (il primo a subire un provvedimento di custodia cautelare in Francia), ha lasciato intendere che contro di lui non lavora la giustizia ma un complotto per evitare il suo ritorno: «Nel nostro paese, che è il paese dei diritti dell’Uomo e dello Stato di diritto, ci sono cose che si stanno organizzando. I francesi devono saperlo e, in coscienza e libertà, devono poterne giudicare». 
LA BATTAGLIA
La battaglia giudiziaria non è la battaglia che Sarkozy si apprestava a combattere e alla quale non sembra aver rinunciato: riconquistare la presidenza del suo partito Ump per poi puntare alle presidenziali del 2017. Stato di fermo, interrogatori e messa in stato di accusa non sembrano aver intaccato la determinazione a tornare: «Ho un dovere nei confronti del mio Paese, a fine agosto o all’inizio di settembre deciderò cosa fare», ovvero se candidarsi o no alla presidenza dell’Ump. «Non sono qualcuno che si scoraggia davanti alle meschinità e alle manipolazioni», ha aggiunto.
Ma la campagna sembra già cominciata, con un’istruzione che, vista la gravità delle accuse, potrebbe durare anche un anno e mezzo, l’ex presidente sembra pronto a combattere su tutti i fornti, in tribunale, nel partito, per l’Eliseo. Ieri Sarkozy non ha esitato a prendere «i francesi a testimone» per dire loro, dritto negli occhi e nella telecamere, che non ha «niente da rimproverarsi». 
Le accuse che gli sono state notificate alle due del mattino dalle due giudici d’istruzione Claire Thépaut e Patricia Simon, «le due signore», le definisce «grottesche»: «Dov’è il traffico d’influenze? Dov’è la corruzione?». «Scandalose» sono le intercettazioni di «conversazioni private con il mio avvocato» date in pasto «ai giornali». 
LO CHOC
Sarkozy si è detto «profondamente scioccato»: «C’è stata una chiara volontà di umiliarmi nel convocarmi con uno stato di fermo. Non potevano convocarmi normalmente per farmi rispondere alle domande dei giudici?». Ha evocato l’affare dell’ex ministro del Bilancio di Hollande, Cahuzac, reo confesso di frode fiscale. «Lui non ha fatto nemmeno un secondo di stato di fermo, io, incensurato, 15 ore. Perché? Ho risposto a tutto, scrupolosamente e alla fine mi sono ritrovato davanti a due signore alle due del mattino che mi hanno notificato tre capi di accusa senza chiedermi niente. E’ normale? Se fossi stato io presidente e Hollande intercettato e trattato così, immaginate che scandalo?». 
LA STRATEGIA
Sarkozy ha respinto tutte le accuse. Anche quelle legate ad altre vicende giudiziarie. Ha negato di aver mai ricevuto soldi da Gheddafi per la sua campagna del 2007, di aver mai beneficiato di false fatture per i suoi comizi nel 2012. «Sono 35 anni che faccio politica, decine di magistrati si sono occupati di me, non hanno mai trovato niente, e niente troveranno», ha assicurato. 
Intorno a lui, ieri hanno fatto quadrato i tre figli, arrivati di mattina presto alla villa di Carla Bruni, dove la coppia abita con la piccola Giulia. I grandi Jean e Pierre, nati dal primo matrimonio, e soprattutto il diciassettenne Louis, che ha avuto da Cécilia. Il ragazzo ha bombardato la Rete di twitter a difesa del papà. «E’ l’accanimento per assicurarsi che non torni in politica – ha scritto Louis – e visto lo stato del paese, siamo nella merda.

IL MESSAGGERO