Sanità Ticket legati al reddito stretta sugli acquisti ospedalieri

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Il governo non arretra. Anzi, sui tagli alla spesa sanitaria tira dritto come un treno. «Il dibattito scatenato sulla Sanità è strano e dice quanto sarà difficile fare l’operazione», ha detto ieri il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, fresco di nomina nella squadra economica di Palazzo Chigi. «Non vi preoccupate», ha aggiunto, «siamo determinati a farla». L’ultimatum di Matteo Renzi ai suoi ministri per presentare tagli minimi del 3 per cento dei loro budget scade domani. Molti uffici nei dicasteri sono rimasti aperti anche ieri per provare a rispettare la scadenza. Ma l’attenzione massima resta concentrata sulla Sanità, soprattutto per l’entità del contributo chiesto al settore: 3 miliardi di euro. Il ministro Beatrice Lorenzin continua a ribadire che è già tutto scritto, risparmi compresi, nel nuovo Patto della Salute. Un patto che, tuttavia, contiene clausole e indicazioni utili alla nuova tornata di tagli di spesa. A cominciare dalla sua possibile revisione nel caso in cui la situazione economica del Paese lo richiedesse. Ma al suo interno è già contemplata anche la riforma dei ticket, altro argomento da trattare con le molle. Il Patto prevede che vengano formati dei tavoli tecnici tra ministero della Salute, Tesoro e Regioni, per ridisegnare il sistema sulla base di nuovi criteri. Tavoli che dovranno essere chiusi entro il prossimo 30 novembre.
IL DOSSIER
Questa riforma dei ticket dovrebbe introdurre nuovi indicatori per le esenzioni per reddito e patologia tenendo conto anche della composizione del nucleo familiare. È anche probabile che al posto del ticket per prestazione possa essere introdotta una franchigia a carico del cittadino che cresce al crescere del reddito. Ma di ipotesi sul tappeto ce ne sono diverse, come anche un aumento delle prestazioni sottoposte al pagamento del contributo o una differenziazione dei livelli di contribuzione e rincari su quelle a rischio di «inappropriatezza» (per esempio i ricoveri diurni o i pronto soccorso). Fino ad oggi, tuttavia, la rimodulazione del sistema avrebbe dovuto essere a gettito invariato: circa 2,9 miliardi di euro, 49,8 euro pro capite nella media nazionale. Il governo, ovviamente, non deciderà di aumentare i ticket, decisione che spetta alle singole Regioni, piuttosto chiederà di aumentare gli obiettivi di risparmio con la razionalizzazione della spesa introdotti dal decreto sul bonus da 80 euro e fissati per i governatori, al momento, in 700 milioni di euro l’anno. Difficile dire di quanto questa cifra potrebbe salire e se Renzi continuerà a chiedere risparmi per 3 miliardi. Fatto è che una volta fissata l’asticella dei risparmi toccherebbe alle Regioni stabilire come produrli. Il Patto della Salute, per esempio, prevede di ridurre i costi degli acquisti della Sanità utilizzando le centrali d’acquisto anche per quei beni e servizi che oggi incidono molto come il «lavanolo», il noleggio delle divise che vengono consegnate pulite ogni giorno, o i servizi di ristorazione. Senza contare i consistenti risparmi (da soli stimati in circa 4 miliardi) che si potrebbero ottenere con l’introduzione dei costi standard. Una volta stabilita l’asticella dei risparmi toccherebbe insomma alle Regioni scegliere dove agire: sui tagli di spesa o sull’aumento dei ticket. Una decisione quest’ultima che resta autonoma e che potrebbe infatti essere presa, come già è avvenuto in passato, per mantenere l’equilibrio dei conti.

Il Messaggero