Sanità, Renzi: “Non stiamo tagliando, pronti a cambiare sulle prescrizioni”

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Sulla Sanità “la misura non è colma: i dati sulla Sanità sono diversi” da quelli presentati da Sel. Lo ha detto Matteo Renzi al question time alla Camera: “Nel 2002 erano 75 miliardi di euro del Fondo Sanitario Nazionale; erano 106 nel 2016, quest’anno sono 110, il prossimo anno saranno 111. Possiamo discutere su come impiegare questi denari, possiamo fare consultazioni web e chiedere ai medici. Se c’è da cambiare qualcosa nel provvedimento approvato qualche settimana fa sull’appropriatezza delle cure, siamo pronti a farlo, anche perché non dobbiamo dare l’impressione ai cittadini che si tagliano le cure. Dunque disponibilità totale a ragionare, discutere e confrontarsi. Gli stessi medici hanno reso noto, attraverso alcune società scientifiche che, ad esempio molte risonanze magnetiche non sono necessarie e che su 64 milioni di visite specialistiche il 10% non è appropriato”.

Economia e lavoro. Per il presidente del Consiglio Matteo Renzi la missione è compiuta, l’Italia è salva: “Nel primo anno e mezzo di governo la priorità è stata il salvataggio dell’industria manifatturiera e il lavoro per passare dal segno meno al segno più di tutti gli indicatori economici. Questa prima fase aveva come scopo portare l’Italia fuori dalle sabbie mobili e ora possiamo dire: missione compiuta: 43 crisi industriali aperte. Un lavoro per passare dal segno meno a quello più in tutti i principali indicatori, dal Pil fino agli occupati che proprio oggi vedono un incremento di 60mila unità”.

Il capogruppo di Fi alla Camera Renato Brunetta contesta l’ottimismo di Renzi sui dati sull’occupazione: “I dati rappresentano una realtà differente da quella che racconta Renzi.
Finita l’ubriacatura delle trasformazioni dei primi mesi del 2015, incentivata dalla decontribuzione, il modesto aumento dei posti di lavoro appare ora trainato dall’occupazione a termine e non da quella permanente: nell’ultimo mese (agosto), la prima aumenta di 45mila unità, mentre la seconda solo di 25mila. Nel trimestre, l’occupazione a termine aumenta di 94mila unità, mentre quella permanente di sole 13mila”, sottolinea il parlamentare. Per quanto riguarda il lavoro autonomo continua la sua progressiva erosione. Il tasso di disoccupazione giovanile aumenta, e ad agosto si avvicina drammaticamente al 41%. Nonostante Jobs Act e decontribuzione, rispetto ad un anno fa abbiamo più giovani inattivi e solo un impercettibile aumento degli occupati”.

E sul suo viaggio all’Onu risponde: “Le domande sull’Italia non sono più quelle dello scorso anno. Non ci chiedono più se ce la faremo. Segno evidente che anche per il resto del mondo la nostra crisi è alle spalle. Oggi ci viene chiesto quale sia il ruolo del nostro Paese in Medio Oriente, in Siria”.

E sulle spese di Palazzo Chigi Renzi ne smentisce l’aumento:  “Ci sono dichiarazioni nella vostra domanda che sottolineano come vi sarebbe un aumento di spesa a Palazzo Chigi. Questo aumento è falso e facilmente smentibile. C’è una diminuzione di tre milioni di euro solo per le spese corrente. Le auto di servizio sono state ridotte a 15. La spesa è passata da 840mila euro nel 2013 a 230 mila nel 2015”, rispondendo a una interrogazione dei Cinque stelle.

Ma sul reddito di cittadinanza Renzi non transige: “Ritengo non sia giusto parlare di reddito di cittadinanza che non può essere definito tale se non riguarda tutti. La nostra costituzione parla di diritto al lavoro, la misura per combattere la povertà è innanzitutto creare lavoro, cosa che questo governo sta facendo. Nella legge di stabilità” ha aggiunto “ci apprestiamo a introdurre per la prima volta una misura contro la povertà infantile”.

Il premier torna sull’abolizione della tassa sulla prima casa: “La Tasi viene pagata per il 74% da dipendenti e pensionati. Abolirla ridarà forza al settore dell’edilizia” e assicura che “l’abolizione della tassa sulla prima casa non deve pesare sui Comuni. Altrimenti si lede il patto di fiducia con i sindaci”. E sugli 80 euro afferma: “Stiamo studiando con il ministro Padoan una misura per farli figurare non come un sussidio, ma come una riduzione fiscale”. E sulle riduzioni dice ancora: “Nel 2017 ci sarà la riduzione dell’Ires e già in questa legge di stabilità indicheremo il livello di riduzione”.

La Repubblica