SAN ZERO Milano in casa non vince più Record amaro

SAN SIRO

«Il nuovo stadio della Roma incuterà timore», promette James Pallotta. Il vecchio San Siro invece non spaventa più nessuno. Allarga le braccia rassicurante come la statua di San Francesco in piazza Risorgimento e accoglie ospitale gli avversari. In 30 partite casalinghe di campionato, Milan e Inter hanno vinto solo 13 volte. In due non arrivano alle 15 vittorie su 15 della Juve e sono appena oltre le 12 della Roma. Era da 32 anni che Milano non registrava un bottino così magro. Campionato ’81-82, in 30 partite a San Siro, Inter e Milan ne raccolsero solo 11: 7 i nerazzurri, 4 i rossoneri che scivolarono in B.

Provincia Inter In questo torneo, per sei volte gli avversari delle milanesi hanno lasciato la Scala del calcio a pancia piena, col piatto del buon ricordo: 3 punti. Una volta il tempio milanese faceva tremare le gambe, ora un ragazzino come Scuffett vola sereno da un palo all’altro, sapendo che la sua Udinese è già passata da San Siro e ha fatto fuori il Milan dal Coppa Italia.
L’imbarazzante primo tempo di giovedì, che l’Inter ha attraversato camminando e senza mai tirare in porta, spiega tanto. Udinese troppo chiusa? Anche contro la Juve si chiudono, ma Conte ne ha vinte 15 su 15. «Comodo, ha Tevez…», si dirà. Garcia non ce l’ha, gioca spesso senza centravanti eppure ne ha vinte 12 su 15 all’Olimpico e ha raccolto 35 gol contro i 21 dell’Inter. Quanti possono schierare Palacio, Icardi e Milito? Quanti la qualità di Hernanes, Guarin, Kovacic, Alvarez, gente che salta l’uomo e trova la porta? Apriscatole per difese chiuse Mazzarri ne ha in abbondanza. Ciò che manca è un gioco per far fruttare tanta potenzialità. L’Atalanta ce l’ha e, senza stelle, ha vinto 10 volte in casa.
Conte, che non vive di solo Tevez, ha organizzato da tempo una rumba di incursori che ha portato agli 11 gol del solo Vidal. Guarin (3), Cambiasso (4), Alvarez (4), Taider (1), Hernanes, Kovacic, Kuzmanovic, Botta, Mudingayi insieme ne contano 12. Nello spettacolare gioco degli inserimenti della Roma, i soli Florenzi (6), Pjanic (4) e Strootman (5) ne sommano 15. Juve e Roma appaiono come meccanismi sincronizzati, in cui ognuno sa come e dove agire. L’Inter no. Come hanno confermato Guarin e Hernanes che giravano palla, ma non sapevano come e dove attaccare l’area dell’Udinese. L’Inter gioca a memoria solo quando trova spazi aperti e può scatenare gli esterni, per lo più in trasferta quindi. Ecco perché fatica a San Siro. Ecco perché ha segnato 5 gol in più fuori casa. Gli arbitri, i pali e la sfortuna non spiegano tutto. La verità profonda è tattica. Ripartire è logica da provincia. La quotidianità di una grande è aggredire con qualità di gioco e varietà di schemi una squadra inferiore e chiusa. Qui l’Inter e Mazzarri devono crescere parecchio. Per questo Thohir li tiene sotto esame. E anche il pubblico che fischia.

Nostalgico Milan Per il Milan il problema è diverso. Anzi, quasi opposto, dopo la svolta Seedorf. Nel senso che, al contrario di Mazzarri, Clarence ha giocato subito con mentalità da grande squadra. Il guaio è che la grande squadra non c’è più. Solo nei ricordi. Ha squilibrato il Milan puntando sull’ambizioso (troppo) 4-2-3-1 e solo dopo disfatte e critiche, è sceso a patto con la realtà (e con Galliani) e si è arreso a un assetto meno propagandistico, ma più equilibrato. Dopo aver concesso San Siro al sacco di Juventus, Parma e Atletico Madrid, però. Allegri ha dimostrato subito di essere da piani alti, vincendo lo scudetto al primo Milan e offrendo sempre calcio propositivo. Quest’anno ha pagato la maldestra costruzione della squadra e l’addio annunciato che lo ha indebolito davanti al gruppo. Il Milan in casa ha segnato 18 gol, uno in meno del Livorno, meno della metà della Juve (40).
I risultati hanno fatto di San Siro una dimora inospitale. Mazzarri ha denunciato la freddezza del tifo, Allegri e Seedorf hanno conosciuto la contestazione. Tutti invidiano l’empatia dello Juventus Stadium e dell’Olimpico di Roma; e i fortini di Bayern Monaco (13 vittorie su 13) e Sparta Praga (10 su 10). «Old Trafford non fa più paura», ha invece riconosciuto l’avvilito Rooney. Neppure San Siro. Solo a chi lo abita.

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