Salvini, ultimo appello a Forza Italia

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L’effetto Tosi comincia ad avere conseguenze visibili. Matteo Salvini, per esempio, torna a flirtare con Forza Italia non solo sotto banco, ma anche alla luce del sole: «Con gli uomini di Berlusconi abbiamo governato bene in Veneto, e spero che si possa continuare a farlo insieme». E se lo dice uno che fino all’altro ieri seguitava a ripetere che «Luca Zaia vincerebbe comunque e contro chiunque, anche senza alleati» vuole dire che nel Carroccio i conti cominciano a non tornare, e l’alleanza con Forza Italia diviene obbligatoria.
IL SOSTEGNO AZZURRO A ZAIA

Nessuno è in grado di valutare il peso elettorale del sindaco di Verona che, una volta cacciato dalla Lega, ha deciso di candidarsi per la presidenza della Regione. Qualche sondaggio gli attribuisce consensi intorno all’8 per cento, altri addirittura il 13. E tutti, comunque, concordano nel sostenere che i voti al «ribelle» del Carroccio saranno voti sottratti a Zaia. Tanto che adesso la riconferma del governatore leghista non è più scontata come pareva prima della scissione. Per questo il gioco delle alleanze diventa fondamentale.
Dieci giorni fa, prima che le baruffe padane portassero alla cacciata di Tosi, Salvini aveva incontrato Berlusconi a Milano per garantirsi l’appoggio di Forza Italia in Veneto. Il Cavaliere aveva risposto sì «ma con riserva». Poi il leader leghista era uscito dal faccia a faccia annunciando ai quattro venti che Zaia avrebbe vinto comunque, con o senza il sostegno azzurro. Adesso invece fa una sorta di marcia indietro e «auspica» sulla pubblica piazza (un incontro pre elettorale vicino a Treviso) il matrimonio con Forza Italia.
FACCIA A FACCIA COL CAV

«Spero che l’accordo si faccia in tempi rapidi. Presto vedrò Berlusconi». Il quale, tuttavia, non vuole cedere alle lusinghe prima di aver appurato le intenzioni della Lega rispetto alla situazione di altre regioni. In Liguria e Toscana, soprattutto, Salvini ha già ufficializzato le candidature di due uomini suoi. «Ma io» gli dirà il Cavaliere «ti sostengo in Veneto solo se tu rinunci ai tuoi in Liguria e Toscana e appoggi i miei». Diktat che costringerebbe il Carroccio a fermare un treno in corsa.
ALLEANZA IN BILICO

Va detto che i vertici di Forza Italia in Veneto non hanno dubbi: «Non siamo per continuare l’esperienza di buon governo con Zaia» fa sapere il coordinatore regionale, Marco Marin. Berlusconi però ha altre esigenze, e la situazione nel partito è tale da non consentirgli di mostrarsi succube dei capricci e delle imposizioni di Salvini. Lo dice in modo esplicito Gianfranco Rotondi: «Nessuno può pretendere che Forza Italia si riduca a portatore di voti alla Lega. Se non si riconosce che Berlusconi è il centrodestra, non c’è più alleanza».
Ecco spiegato il cambiamento di toni del leader del Carroccio. Il quale adesso non solo riconosce pubblicamente di aver bisogno del supporto di Forza Italia, ma sostiene di non avere più dubbi (e ne aveva moltissimi) sul fatto che «Berlusconi ormai sia stabilmente posizionato nell’area di opposizione al governo Renzi». E’, insomma, una guerra di posizioni condizionata anche dalle tensioni interne che rendono incerta la strategia del partito berlusconiano.
Dopo il flop di Torino, dove un suo incontro pubblico è andato praticamente deserto, ieri Raffaele Fitto – il principale oppositore di Silvio – si è preso una rivincita a Bari dove ha radunato più di quattromila persone. Circostanza che gli ha consentito di fare nuovamente la voce grossa: «Uscire da Forza Italia o mandarci fuori sarebbe un suicidio per il partito. E poi, perché dovremmo stare fuori? Perché da un anno dicevamo che l’alleanza con Renzi era sbagliata? O perché vogliamo riflettere sui numeri negativi delle ultime elezioni?».

Il Messaggero