Salvini sbarca in Sicilia: mi scuso per gli insulti

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Gli mancano solo la scoppola e lo scacciapensieri. Mangia arancini e cannoli, esibisce una felpa con lo stemma della Trinacria. Con i palermitani che lo fermano per strada parla di vongole, tonni e delle regole imposte alla pesca dall’Ue. Chiarisce e si scusa se in passato li aveva definiti «terùn», era per condannare la classe politica locale non per offendere «il nobile popolo siciliano». Annuncia: «Stasera tiferò Palermo». Ma fuori dall’albergo dove si tiene la convention un centinaio di manifestanti con le bandiere rosse di Rifondazione e quelle bianche del Regno delle Due Sicilie lo contestano sotto la pioggia lanciandogli carciofi, uova, arance. Tutti prodotti locali. Per fermarli la polizia nella centralissima via Roma schera un doppio cordone. Il tam tam è stato lanciato su Facebook e rilanciato con i poster attaccati notte tempo. «Tu scuirdasti quannu ricevi ca valigia di cartone fa rima con terrone». O anche, rivendicando l’identità gastronomica: «Salvini sta a Palermo come il dado alla caponata».
LA SECONDA VITA

La seconda vita di Matteo Salvini. Lo sbarco in Sicilia è iniziato. Non a nuoto come fece Beppe Grillo («mi spiace, non ho il fisico…», scherza) ma parlando un linguaggio che piace alla gente. La Lega si slega, esce dalle nebbie. «Incontrerò pescatori, contadini, persone semplici, chiunque sia stanco di questa gente che occupa le poltrone e non le molla più». E avverte che l’operazione ”Noi con Salvini” non sarà «terreno fertile per gli squali della vecchia politica». «Abbiamo già detto a chi vorrebbe salire sul tram per essere eletto una quarta o una quinta volta che non è aria». Nessuno sconto e massima vigilanza, «la mafia resta il nostro nemico numero uno».
La Sala del caminetto dell’Hotel Des Palmes contiene 200 posti ma i simpatizzati venuti ad ascoltarlo sono almeno il triplo. E si spellano le mani quando il leader del Carroccio recita il copione riveduto e corretto dell’anti-politica. «I rossi fuori mi contestano? È il sale della democrazia, ci andrei a parlare se sapessi che poi non finisce male». «Matteo piace perché dice «le cose pane al pane e vino al vino», è la tesi di Pierangelo Buttafuoco, esponente di quell’intellettualismo che la destra isolana vorrebbe rifondare. «Montanelli glielo consigliò anche a Bossi, ”vai al Sud” – rivela Borghezio, rimasto in Valcamonica, tra i suoi elettori – ma il Senatùr non gli diede retta. Ora abbiamo il problema contrario: spiegare ai militanti tradizionali che la scelta di Matteo è quella giusta, sventolare la bandiera delle autonomie regionali, da nord e a sud».
Nino D’Angelo gli chiede di non usare le sue canzoni come inno. La Meloni di «uscire dall’ambiguità». Berlusconi lo guarda con occhio benevolo, lui non ricambia. Ma ai siciliani Salvini parla di Putin, «anziché rompergli le balle la Nato farebbe bene a dedicarsi a quelle bestie dell’Isis». Promette asili nido gratuiti per i primi 2 anni, aiuti ai genitori separati e detassazione uguale per tutti. Fa un accenno al neo-presidente della Repubblica, un siciliano che lui non ha sostenuto nella corsa al Quirinale, «Mattarella lo valuterò e poi lo conoscerò, sicuramente essere stato ministro con Andreotti, Amato e D’Alema non è la mia massima ispirazione…».
Salvini si rivolge ad una platea variegata. L’imprenditore Lino Villardita che all’inizio degli anni ’90 si diede da fare per lanciare i club di FI. «Il mio presidente rimane Berlusconi ma l’unico che dimostra di avere le caratteristiche da vero uomo di destra è Matteo». Ci sono quelli di Casapound, 30 militanti e 20 simpatizzanti. Un misto di umanità varia: l’ex deputato pdl, Angelo Attaguile, segretario nazionale della Lega, cresciuto alla scuola di Don Sturzo; ex di An, disoccupati all’ultima spiaggia arrabbiati con il sindaco Orlando «che dà lavoro agli ex detenuti». L’ever-green di Salvini resta l’attacco all’Islam e alla politica dell’immigrazione, «quando arrivano con le loro barchette, sfamiamoli, rivestiamoli ma poi giriamogli la prua e rimandiamoli indietro». E via con l’ovazione, neanche fossimo a Pontida. «Parla alla pancia della gente e in tempo di crisi questi discorsi fanno presa ma i siciliani non si faranno ingannare», riassume Nino D’Asero, capogruppo Ncd in consiglio regionale. E’sera. Il Palermo sta per scendere in campo al Meazza. Ha un tifoso in più.

Il Messaggero