Salvini rottama il nordismo: pronto a incontrare Renzi

MATTEO SALVINI

ROMA Una birra della felicità. I grillini che cominciano a trattate con Renzi in Parlamento, pur tra mille contorsioni e stop and go, stanno facendo gridare a Matteo Salvini: «Prosit!». E i sondaggi subito registrano in suo favore questo colpo di fortuna. Salvini sta salendo sempre negli indici di fiducia nei leader, e ieri ha fatto un balzo ancora più su: ha superato Grillo, ha aumentato di un punto percentuale il suo bottino, si é inerpicato al terzo posto dopo il premier e il presidente della Repubblica, secondo i dati Ixè, nel gradimento da parte degli italiani.
MOMENTO MATTEO
Salvini viene premiato giorno dopo giorno per la svolta da leader leghista che diventa post-leghista ossia non più della Lega Nord ma della Lega dei popoli (che deve sostituirsi ovunque a Forza Italia e rottamare i 5stelle), per il piglio lepenista con cui si presenta come l’unico oppositore al sistema, l’unica chance del centrodestra in disfacimento, l’unico a tentare il passaggio dalla secessione alla successione (di Berlusconi con cui rifiuta ogni contatto considerandolo archeologia), l’unico indisponibile almeno a parole a patti sulle riforme. «L’Italicum e quelle robe lí? Non me ne può fregare di meno», ha ripetuto ieri per tutta la giornata. Ma siccome crede di vivere, e in parte non sbaglia, in una sorta di Momento Salvini – basti vedere per esempio gli ultimi dati Demopolis, con Berlusconi nella polvere e lui sugli altari – questo Matteo che condivide con l’altro l’abilità di cambiare schemi di colpo potrebbe entrare in un discorso di trattativa con il leader del Pd. Se non altro per accreditarsi agli occhi della pubblica opinione – prima del bagno elettorale che lui considera certo e in cui spera ardentemente: «Si vota in primavera e possiamo vincere» – come il vero rappresentante del nuovo centrodestra post berlusconiano.
LA PAURA DELL’EX CAV
Dentro Forza Italia, del resto si fanno, specie tra i senatori, ragionamenti di questi tipo che infastidiscono molto l’ex Cavaliere ma danno la misura delle difficoltà del partito azzurro: «La Lega dal quasi nove per cento nei sondaggi veleggia oltre il dieci. Noi dal quindici rischiamo di sprofondare sotto il dieci. Sorpasso?».
La battuta dei berluscones che circola intorno a Palazzo Grazioli, ma guai a farla sentire all’ex premier che della Lega é preoccupatissimo, ne ha parlato anche al merkeliano Weber l’altra sera a cena a casa sua e continua a dire e a far dire «Salvini farà la fine di Fini», é questa: «Si Salvini chi può». E intanto Salvini fa il duro anti dialogo – puntando sulla purezza anti sistema che premia nelle urne – ma allo stesso tempo spinge Calderoli ad aperture di dialogo con il Pd sulle riforme, per tenersi pronti se serve e dimostrare che il centrosinistra ha il bisogno del soccorso verde per andare avanti, e lui stesso prepara un grande incontro contro l’altro Matteo sulle riforme economiche e fiscali. E l’appuntamento dovrà sancire platealmente il nuovo bipolarismo: da una parte Matteo, dall’altra parte Matteo.
Oggi intanto Salvini é al campo rom di Bologna, media al seguito, dure polemiche, e Grillo é servito: la battaglia razziale é sempre la Lega a condurla. Questo il messaggio. L’altro messaggio sta nella rinuncia, ieri, da parte di Salvini, a chiedere i danni contro le ruberie dell’ex tesoriere bossiana Belsito. Un segno di pace interna, perché a questo Matteo le truppe servono tutte per il grande assalto all’Italia in nome di un nuovo italianismo identitario – «Contro l’Europa dei padroni ci siamo noi» – che rottama il padanismo old style da sceneggiate con le ampolle del Dio Po. Che appartengono a due ere geologiche fa rispetto ai social network dove Salvini anche ieri risulta topictrendy, e insomma fa tendenza pur accompagnandosi con Casa Pound e mischiando il verde con il nero e soffiando sul fuoco della disperazione sociale e su quel sentimento pop genere andante, verso il basso, per cui, come da canzone del duo chiamato Il Genio, «il bar dei cinesi sono dappertutto».
Ecco il mantra non rassicurante del leader leghista ma post leghista, «gli elettori moderati non esistono più». Berlusconi crede l’opposto. Infatti si ostina a vestire in doppiopetto. Mentre l’altro Matteo ha la felpa pop. E una di quelle che predilige, e con cui si é presentato a inaugurare la sede dei lumbard ai Parioli, é giallorossa e porta la scritta, in maiuscolo, Roma. Ma l’unica certezza che é rimasta é che quaggiù non sfonda.

IL MESSAGGERO