Salvini: «È la rivoluzione degli onesti»

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Alla fine il giorno della Lega a Bologna è arrivato: a un anno esatto dall’accerchiamento dell’auto di Salvini da parte dei centri sociali, dopo una settimana di giallo su Silvio c’è-Silvio non c’è, con il timore che i «soliti idioti» rovinassero tutto. E invece non ce l’hanno fatta. I nipotini di Bakunin, circa 400, si sono dati appuntamento sul ponte di via Stalingrado (potevano andare direttamente a Stalingrado), ma, contenuti dalle forze dell’ordine, non sono riusciti a disturbare il comizio. E così è partito il centrodestra a trazione leghista.

Matteo Salvini ha parlato subito dopo la Meloni e Berlusconi: un discorso senza mezzi termini applauditissimo dal «popolo del nord» e non solo. «Questo non è un ritorno al passato, al ’94, alle vecchie formule, alle marmellate», ha detto il leader della Lega Nord, appena arrivato in piazza Maggiore. «Qui comincia qualcosa di nuovo guidato dalla Lega ma che è aperto a tutti gli italiani che oggi sono lontani dalla politica». Subito parole dure sul sabotaggio della Tav avvenuto poche ore prima vicino a Bologna: «Spero che qualcuno finisca in galera e ci sia una ferma condanna da parte di tutti, perché si può non essere d’accordo con la Lega e con Salvini, ma non distruggere le linee ferroviarie». Poi la bordata al governo: «Renzi preferisce occuparsi di adozioni gay, ma con un paese di disoccupati neanche i gay possono mettere su famiglia». E ancora: «Sgombereremo i centri sociali con il sorriso, dopo i campi rom. Si può essere in disaccordo, ma non con la violenza e le bombe carta», ha aggiunto. E ancora: «Un pensiero va ai 4 carabinieri feriti dai centri sociali che sgomberemo uno per uno con il sorriso».

E poi la risposta alle critiche mosse dall’Anpi: «Più che avere paura della piazza della Lega vada a tirare le orecchie ai suoi nipotini dei centri sociali che dovrebbero vergognarsi di pronunciare la parola “resistenza”. Oggi Bologna è imbrattata da quattro figli di papà che non hanno nulla a che fare con la democrazia e la resistenza. Questa – ha aggiunto – non è la piazza del rancore e dell’odio, io sogno un’Italia e una Bologna aperte, ma con delle regole. E chi sbaglia paga, tutti sono i benvenuti ma chi sbaglia paga», ha ripetuto.

«Vogliamo città aperte e accoglienti e questo costa zero – ha aggiunto Salvini – io ci sono da Nord a Sud e non mollo di un millimetro, abbiamo un compito storico». E ha concluso tra gli applausi: «Da questi centomila parte la rivoluzione delle persone per bene». Anche se, forse, in piazza di persone ce n’erano di meno. La manifestazione di ieri è stata un’investitura per il leader del Carroccio, che ha concluso il suo discorso, schiacciato tra l’intervento di Berlusconi e la sfida Valentino-Lorenzo, cantando «Va’ pensiero» con la mano sul cuore. Una prova generale per il nuovo corso del centrodestra che sostituisce l’azzurro di Forza Italia con il verde del Carroccio. Tutto partito dalla rossa Bologna.

Il Tempo