Salvini a Bologna per una «Lega nazionale»

Prima sessione plenaria del Parlamento Europeo

Matteo Salvini continua a ripetere (lo ha fatto anche ieri) che «chiunque collabori con la Merkel non fa gli interessi dell’Italia». Il leader della Lega stigmatizza i sorrisi e la stretta di mano tra Silvio Berlusconi e la cancelliera tedesca e aspetta il Cavaliere a Bologna l’8 novembre. Un appuntamento che per Salvini rappresenta l’occasione di presentarsi non solo come segretario federale del Carroccio ma come leader della coalizione alternativa a Renzi. Sul palco di Piazza Maggiore – ha sottolineato – «non ci saranno i nostri simboli» perchè non sarà solo una manifestazione leghista ma «aperta a tutti i non “sinistri”».

A Berlusconi, che ha confermato la sua presenza, sarà riservato il ruolo di comprimario, al pari della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che però appare assai più in sintonia con il Carroccio con il quale – come ha ribadito ieri – vuole costruire le condizioni per «un’alleanza il più ampia possibile» in vista delle prossime amministrative. Per l’ex premier c’è il rischio di trovarsi a fronteggiare una platea più incline ai fischi che agli applausi. E comunque a dominare il palco sarà Salvini. Non a caso Raffaele Fitto, l’ex forzista leader dei Conservatori riformisti, ha scelto di manifestare sempre l’8 novembre e sempre contro Renzi però a Roma, proprio per sottolineare la distanza dalle posizioni estremistiche della Lega.

Anche la scelta di Salvini del capoluogo emiliano probabilmente non è casuale. Certo c’è la sfida ad “occupare” la città simbolo della sinistra ma Bologna è anche la città che per il momento vede contrapposta la candidatura della capogruppo del Carroccio Lucia Borgonzoni a quella del forzista Galeazzo Bignami e che ha già provocato una miniscissione tra gli azzurri.

Bologna può diventare il “predellino” di Salvini, la nascita della «Lega nazionale». Si può cioè ripetere la stessa operazione che Berlusconi fece nel 2007 (sempre a novembre) quando lanciò da Piazza San Babila il Pdl, spiazzando anzitutto i suoi alleati di allora(Fini e Casini).

Il primo banco di prova saranno le amministrative che si terranno in primavera. La Lega stavolta sarà decisiva non solo nelle città del Nord, Milano in primis, ma anche a Roma dove è accredita sopra il 5% e perfino a Napoli. E la prima condizione per il leader del Carroccio è «nessun accordo con il partito di Alfano», ovvero l’Ncd.

Un imperativo destinato rapidamente a risolversi, visto il terremoto in casa centrista. L’ex coordinatore di Ncd Gaetano Quagliariello, ormai con un piede già fuori dal partito, chiede la rottura con Renzi («Lui si intesta le riforme, noi siamo solo donatori di sangue») ma Alfano ha già fatto sapere che è un’ipotesi che non prende in considerazione rivendicando che l’unico vero centrodestra «siamo noi» perché il resto è solo «destra estrema».

Fi però non ci sta. «La verità è che Alfano ormai è subalterno a Renzi e quindi non è alternativo alla sinistra», spiega Maurizio Gasparri che sottolinea il ruolo decisivo di Forza Italia per far tornare protagonista «il vero centrodestra». La scelta dei candidati per le amministrative a Milano e Roma sarà la cartina tornasole per verificare le alleanze. Berlusconi vorrebbe puntare su nomi fuori dalla politica. A Milano per settimane si è parlato di Paolo Del Debbio ma il diretto interessato ha declinato l’invito. A Roma la situazione è ancora più intricata perché bisogna fare i conti anche con le scorie prodotte dalla giunta Alemanno. Dentro Fi c’è chi punta a un’alleanza con Alfio Marchini, l’imprenditore che alle scorse comunali ottenne da solo il 9,5% dei consensi. Ma è un’ipotesi che non piace a Giorgia Meloni, convinta che difficilmente l’elettore di destra potrebbe votare un candidato proveniente da una famiglia che ha regalato il palazzo di Botteghe oscure al Pci. La leader di Fdi comunque continua a ripetere di non volersi candidare, anche perché dovrebbe fronteggiare gli attacchi per il suo legame con Alemanno che è stato candidato alle europee.

Il Sole 24 Ore