Sale la tensione con Alfano in vista della riforma elettorale

ANGELINO ALFANO

ROMA Alle sortite agostane di Angelino Alfano avrebbe fatto volentieri a meno di rispondere. Se non fosse che la polemica sull’articolo 18 stava prendendo «la solita piega ideologica». La stessa, ricordava ieri mattina Matteo Renzi, che nel 2002 costò «una sonora sconfitta all’allora governo Berlusconi», di cui Sacconi ne era ministro del Lavoro. Allora la Cgil di Cofferati portò, si disse, due milioni di lavoratori in piazza e con essi si mise fine ad ogni ipotesi di riforma e a due anni di dispute.
TUTELE
Lontano da logiche tafazziane, e più pragmaticamente, Renzi cerca di tenere il dibattito sul Jobs act molto più ampio di un referendum tra favorevoli e contrari all’abolizione di un articolo che considera comunque superato «specie ora – sostiene il premier – che il principale impegno del governo è quello di dar lavoro alle nuove generazioni». D’altra parte per un leader di sinistra, che elettoralmente pesca molto anche a destra, sarebbe un errore infilarsi in un dibattito un po’ stantio e che rimanda al 1970, anno di nascita dello Statuto dei lavoratori, senza contare che solo due anni fa molte di quelle tutele sono sparite con il governo Monti. Rottamato il metodo, la sostanza però resta insieme all determinazione perchè, spiega, «ora c’è un gruppo di ragazzacci al governo che è convinto di potercela fare. Ci chiamano arroganti, in realtà siamo semplicemente molto decisi».
Le bacchettate al ministro dell’Interno, che ieri l’altro era tornato a reclamare l’abolizione dell’articolo 18 entro agosto, non finiscono però qui perché nella stessa intervista, concessa alla trasmissione Millennium, Renzi prende le distanze anche sulla faccenda degli ambulanti definiti da Alfano «vu cumprà». «Io non l’avrei detto», ha risposto seccamente il premier. Un ”uno-due” che per il Ncd diventano tre se si considera anche lo stop dato dallo stesso Renzi pochi giorni fa al decreto del ministro Lorenzin sulla fecondazione eterologa. Se tutto ciò nasconde un malessere più ampio interno alla maggioranza lo si vedrà presto. A settembre si riprenderà in mano la legge elettorale e sull’argomento il partito di Alfano sembra avere molte cose da dire rispetto al patto del Nazareno che resta oltremodo saldo costringendo il Ncd ad un difficile equilibrio tra fedeltà alla maggioranza e confronto con i possibili e futuri alleati di FI. Il Ncd continua a chiedere l’abbassamento della quota di sbarramento, ora al 4,5%, e le preferenze. Richieste che il Cavaliere non vuole prendere in considerazione e che costringono Renzi ad immaginare soluzioni nuove. Come quella proposta dal duo Giachetti-Della Vedova che prevede il ritorno ai collegi uninominali.
SCUOLA
Il premier su tutto ciò sembra muoversi come un elefante in una cristalleria cercando soluzioni più che argomenti utili per sponsorizzare proprie tesi, e continuando a restare chiuso a palazzo Chigi per mettere a punto lo Sblocca Italia. Un provvedimento che si annuncia con molte novità sinora sconosciute – specie sulla scuola – e che insieme alla spending review sarà il cardine della legge di stabilità. Al presidente del Consiglio l’ottimismo non manca ed è contagioso. Tanto che a palazzo Chigi si definiscono i provvedimenti in cantiere «un big-bang» in grado di riportare il segno più sul pil a fine anno. Deciso ad andare avanti nella sua strada, Renzi si prepara al tour per l’Italia ammorbidendo i toni delle polemiche con Bruxelles e Francoforte, ma continuando a tenere alta l’asticella perché la situazione «è drammatica», ma è «insopportabile l’idea che l’Italia sia una macchina sgangherata» che abbia bisogno di «demiurghi» di tutori interni ed esteri e, soprattutto, di una nuova stagione di larghe intese.

IL MESSAGGERO