“Salah Abdeslam?”, “Sono io”. L’arresto dopo il blitz

ricercato belgio salah

“SALAH Abdeslam?”. “Sono io”. Un uomo in tuta con berretto bianco è a terra, ferito alla gamba. Sulla scheda che ha fatto il giro delle polizie di tutto il continente è descritto con precisione: un “individuo pericoloso”. È finita. Sono le 16.30 quando le forze speciali si avvicinano in colonna a una palazzina azzurra.

Il traffico continua nelle strade, la gente vede arrivare le teste di cuoio senza capire, alcune donne velate escono dall’immobile urlando. “Mettete i bambini al sicuro ” dice un agente alla direttrice della scuola il cui cortile comunica con la palazzina assediata. Ilias abita di fronte, è andato a prendere suo figlio qualche minuto prima e tornando ha visto le forze speciali davanti al civico 79. “Gridavano con un megafono: Uscite, mani in alto!”.

La soffiata che gli investigatori aspettavano da mesi è arrivata ieri mattina con un indirizzo: 79 rue des Quatre Vents, Molenbeek. Un casa popolare di due piani accanto a una farmacia, un alimentari, una scuola neerlandese. Qualche metro più in là c’è anche una moschea, è giorno di preghiera. Salah Abdeslam non ha avuto bisogno di andare lontano. E’ tornato nel suo quartiere, vicino alla casa di famiglia nella piazza comunale dove abita ancora la sorella, davanti un negozio di hijab e una macelleria halal, al café “Les Béguines” che gestiva con il fratello Ibrahim, morto “da martire” negli attacchi di Parigi. L’omertà che l’ha protetto per interminabili settimane finisce con un abitante di Molenbeek che entra in un commissariato per dire dove si nasconde. Il blitz previsto al tramonto è stato anticipato a causa della fuga di notizie: nella casa di Forest perquisita martedì e dove è stato ucciso Mohamed Belkaid sono state trovate impronte di Abdeslam. L’uomo più ricercato d’Europa è dunque a Bruxelles. I tabulati dei telefoni localizzati nell’immobile in rue du Dries portano a Molenbeek. L’operazione viene lanciata subito per evitare che Salah possa di nuovo scappare. Sarebbe almeno la quarta volta dagli attentati del 13 novembre.

Gli agenti puntano i fucili in alto, sanno che Abdeslam non è solo, può essere armato. Un uomo si affaccia dal secondo piano, alza le mani. Tutto accade in pochi minuti. La polizia ordina ai passanti e ai giornalisti di arretrare. Finalmente i blindati della polizia chiudono la zona, arrivano dei rinforzi. Un elicottero sorvola l’aera, c’è anche un drone che filma l’operazione. Gli agenti non hanno bisogno di sfondare il portone, è lasciato aperto. Le prime granate esplodono. François Hollande lascia il vertice europeo per andare nell’ufficio del primo ministro Charles Michel in rue de la Loi. Seguono in diretta il blitz. Ilias continua invece a guardare la scena dalle finestre di casa. “Ho sentito almeno una decina di raffiche, poi non ho capito più niente”. La fuga del decimo uomo del commando del 13 novembre finisce. Abdeslam non oppone resistenza, conferma la sua identità. Viene ammanettato e fatto entrare in una macchina nera. Insieme a lui c’è un altro uomo ferito, Amin Choukri, anche lui ricercato nell’ambito delle indagini sugli attacchi parigini.

” We hebben hem”, l’abbiamo preso, twitta incautamente il ministro belga dell’Immigrazione, Theo Francken, forse per cancellare l’onta di questa grande caccia finita laddove è cominciata, nel cuore di quel Belgistan che ha coperto e protetto Salah per quattro mesi. Un’ambulanza entra nel cortile della scuola per prendere i due feriti. Vengono portati all’ospedale Saint-Pierre. Intorno al 79 di rue Quatre Vents continua la tensione. Verso le 19 gli abitanti sentono nuove esplosioni. Altre perquisizioni vengono lanciate in diversi quartieri di Bruxelles.

Alla fine della giornata cinque persone sono arrestate, tra cui Abdeslam e Choukri. Intorno all’ora di cena la piazza comunale di Molenbeek dove Salah e i suoi fratelli giocavano da ragazzi è vuota. La sindaca Françoise Schepmans è provata. Il municipio ha aperto le porte per gli abitanti del quartiere ancora sotto assedio. Si rincorrono voci di altri assalti in corso. Un bambino di sei anni è accudito dalle autorità: sua madre è bloccata nel perimetro blindato vicino rue des Quatre Vents. “L’arresto di Abdeslam è una buona notizia” dice la sindaca. “Ho sempre ammesso che in città c’è una rete jihadista ma non solo qui, anche altrove” aggiunge con imbarazzo, facendo riferimento alla perquisizione di Forest dove Abdeslam era fino a quattro giorni fa.

La mattina del 14 novembre è stato lasciato dai suoi amici vicino alla sua casa natale. Poi ha fatto un piccolo giro, tra Schaerbeek e Forest,
e forse altrove, ma alla fine è tornato a Molenbeek, sicuro che non ci fosse posto migliore per nascondersi. Non è stato così, ma è presto per dire se il quartiere di Bruxelles che ha cresciuto e formato i terroristi di Parigi potrà tornare alla normalità.

La Repubblica