«Sacrilegio uccidere in nome di Dio»

PAPA

Un «grande sacrilegio», una profanazione, un crimine mostruoso. Usare il nome di Dio per uccidere è raccapricciante. Non degno dell’uomo. L’anatema parte da Tirana destinato a ben altri luoghi dove i terroristi arruolati da Al Baghdadi seminano terrore. Francesco ha il cuore ferito davanti a tanta crudeltà. «Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza». L’eco della mattanza in corso in Iraq e in Siria, i video raccapriccianti diffusi via web, le vittime sgozzate senza pietà solo per dare una dimostrazione all’Occidente che l’Islam radicale è in grado di tenere sotto scacco “gli infedeli”, non possono più essere taciuti. «La religione autentica è fonte di pace e non di violenza. Discriminare in nome di Dio è inumano». Francesco ripete il concetto per ben due volte, la prima davanti alle autorità albanesi, la seconda davanti a tutti i leader religiosi coi quali scherza: «Sembriamo una squadra di calcio». Da questo piccolo Paese a maggioranza musulmana, 54%, ai margini dell’Europa, dove le fedi (tutte) convivono in armonia il Papa rompe ogni indugio e tuona. «Come credenti dobbiamo essere vigilanti affinché la religiosità e l’etica che viviamo con convinzione si esprimano sempre in atteggiamenti degni di quel mistero che intendono onorare». L’orizzonte è gravido di conseguenze se non si inverte la rotta. «Il clima di rispetto e fiducia reciproca tra cattolici, ortodossi e musulmani è un bene prezioso per il vostro Paese, e acquista un rilievo speciale in questo periodo nel quale, da parte di gruppi estremisti, viene travisato l’autentico senso religioso». Come dire che il modello albanese costituisce un esempio positivo. Il messaggio stavolta è rivolto a Bruxelles.
LA PREGHIERA DELL’IMAM
Poco prima, mentre Francesco celebrava la messa sulla piazza centrale, nella moschea poco distante, un imam pregava in contemporanea per il buon esito della visita del «capo dei cattolici». Il presidente Bektashi, musulmano, presente alla celebrazione religiosa commentava orgoglioso: «Da noi c’è un proverbio che dice che la casa degli albanesi è la casa degli amici di Dio». Sui tetti dei palazzi attorno però decine di tiratori scelti (di fede islamica) vigilavano «come angeli» anche se don Giorgio Meta, uno dei preti che hanno organizzato la visita papale, ironizzava: «A me pare che il pericolo maggiore sia costituito dalla pioggia, più che dal rischio di terroristi». Anche Jozefina Topalli, presidente del Parlamento, difende a spada tratta il modello multiculturale albanese. «Secondo un recente sondaggio i capisaldi in cui credono gli albanesi sono la convivenza tra le religioni e l’orgoglio di avere dato i natali a Madre Teresa. Questo descrive bene il cammino che abbiamo fatto verso l’Europa. E Bruxelles non può ignorare di certo questo passaggio. Noi possiamo esportare il più grande valore, che è la convivenza, il rispetto dell’altra religione, il più fondamentale dei valori dell’umanità. Ecco perché siamo pronti per essere accolti nella Ue».
LE MISURE DI SICUREZZA
La giornata di ieri è stata segnata da misure di sicurezza inconsuete. Padre Lombardi ha rassicurato: «State tranquilli, non ci sono problemi». Nelle settimane scorse aveva destato preoccupazione l’arresto di alcuni estremisti in Kosovo, oltre che l’arruolamento nell’Isis di alcuni ragazzi partiti per combattere in Siria. Jozefina Topalli insiste: «Ripeto, i rischi sono ovunque. Basta una riflessione sui numeri: in Gran Bretagna si parla di 400 terroristi arruolati, in Turchia di tremila, e di due in Albania. Per noi la convivenza resta un modello basilare e radicato».

Il Messaggero