Sacchi, la crisi, l’attacco di Maldini «Non si può buttare via tutto, ma ora basta coi parametri zero»

Arrigo Sacchi

Ci vuole tempo e pazienza. E anche l’aiuto dei tifosi, che in questo momento si stanno comportando da irriconoscenti nei confronti di un club che per 25 anni ha vinto tantissimo. Arrigo Sacchi, ex allenatore rossonero e altro milanista storico, ha la sua ricetta per riportare il Milan ai livelli che furono.
Sacchi, che ne pensa delle parole di Maldini? Anche lei è convinto che stiano distruggendo il suo Milan?
«Paolo ha detto delle cose interessanti che condivido in parte, sicuramente in una situazione del genere c’è da rimboccarsi le maniche per cercare di migliorare la situazione. E’ difficile conoscere il futuro, ma il passato insegna e al Milan è già capitato di uscire dai momenti di crisi. Di sicuro ci vuole una sana autocritica da parte di tutti. E ci vuole pazienza. Il Milan ha costruito la sua storia con le intuizioni della società, l’organizzazione e gli investimenti. Non dimentichiamo che hanno vinto uno scudetto solo tre anni fa».
Che ne pensa della dura contestazione dei tifosi?
«Non la capisco. Sembra lo sfogo di una società avvilita e frustrata, invece stiamo parlando di un club che ha raggiunto il massimo splendore nell’epoca di Berlusconi. Il presidente e Galliani hanno costruito una squadra che ha vinto tutto e che è stata considerata la migliore di tutti i tempi. Ci vuole rispetto per i tifosi, ma il pubblico deve essere riconoscente a una società che gli ha fatto vincere 5 Coppe Campioni. Faccio un appello ai milanisti: non comportatevi come i tifosi meno vincenti».
Che cosa serve per uscire dalla crisi?
«E’ una fase in cui si deve parlare poco e ricomporre i cocci. Ci vuole serenità. Non sempre tutto fila liscio, ma il Milan ha grande esperienza: ci deve essere coesione al vertice».
Però la diarchia tra Barbara e Galliani non favorisce la coesione. Non pensa che lo sdoppiamento delle cariche sia stato deleterio?
«Non lo so, non conosco le dinamiche interne, però la forza del Milan è sempre stata la grande capacità di compattarsi».
Crede che ci sia irriconoscenza anche nei confronti di Galliani?
«Galliani è uno dei dirigenti più stimati del mondo, io ho avuto la fortuna di lavorare con lui. Può anche aver commesso degli errori, ma di sicuro ha la competenza per riportare il Milan in alto. Mi dispiace molto per i rossoneri, ma bisogna anche mettersi in testa che non si può essere sempre al top».
Seedorf come lei è arrivato al Milan senza esperienza e sta faticando a ottenere risultati. Anche lei crede che corra il rischio di bruciarsi?
«Nessuno lo può giudicare ora, ci sono situazioni in cui sarebbe meglio non esserci e questa è una di quelle. Chi c’è alla fine paga. Però serve pazienza. E’ intelligente e mi piacciono le sue idee, bisognerà vedere quali solo le sue capacità didattiche e la sensibilità nel correggere gli errori. Quando arrivai io all’inizio vivemmo momenti difficili, ma Galliani e Berlusconi tennero duro e anche i giocatori mi aiutarono. I conti si faranno alla fine, per ripartire bisognerà tenere solamente i giocatori che sono da Milan».
Pensa che troppi milanisti di adesso siano inadeguati caratterialmente?
«Per stare al Milan ci vogliono serietà, impegno, professionalità e un’adeguata coscienza della collettività. Negli ultimi anni Galliani ha fatto miracoli spendendo poco, ma ha dato la precedenza al talento. Bisogna cercare meno giocatori a costo zero e scegliere in base alle esigenze dell’allenatore. Io credo che i tifosi avrebbero più pazienza se si investisse sui giovani. Bisogna andarli a prendere quando non sono ancora famosi. Galliani ha la competenza per scegliere i giocatori giusti. Non si può buttare via tutto».

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