Ruggito Juve Lione sbranato Tevez k.o., Bonucci-gol Semifinale a un passo

Antonio Conte

Lo diceva il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, che è nato qui, a Lione: «Bisogna sopportare qualche bruco, se si vogliono conoscere le farfalle». Per tutto il primo tempo il popolo bianconero avrà ringhiato contro i lanci fuori misura di Bonucci, che provava a fare il Pirlo, prigioniero di una marcatura feroce. I lanci di Leonardo scappavano in cielo come palloncini bucati e finivano lontano dal previsto. Ma dopo tanta pazienza, al 40’ della ripresa è stato proprio lui, Leonardo Bonucci, a spingere in rete il gol decisivo. Da bruco e farfalla.

La Juve corre Senza quella zampata nel finale, dopo tante occasioni sprecate, la Juve avrebbe messo in fila la seconda partita senza gol, come mai è successo nell’era Conte, e soprattutto avrebbe trasformato il ritorno allo Stadium in una delicata camminata su una lastra di ghiaccio, con la paura di esporsi alle ripartenze appuntite di Gomis e Lacazette. E invece ora la strada per le semifinali e per il sogno di una finale nel salotto di casa è molto più morbida. E non è la sola nota positiva per Conte. Non è stata una bella Juve, tradita da troppi protagonisti (Marchisio, Pogba, Osvaldo…), ma l’accelerata nella seconda parte della ripresa ha cancellato i dubbi sulla condizione fisica dei bianconeri. La Juve corre ancora e ha spedito alla Roma un messaggio di salute atletica e morale. Comparse della stagione, come Giovinco, ieri decisivo, potranno dare un apporto importante anche per lo scudetto. Unica nota d’apprensione l’infortunio di Tevez a inizio ripresa. A Napoli lo abbiamo visto che cos’è la Juve senza l’Apache. Partita brutta nel complesso, da sottomarca della Champions.
Pirlo prigioniero Garde dà seguito alle parole della vigilia («Non abbiamo chance. La Juve è una montagna») e ordina al suo Lione un inizio prudente che è una plateale ammissione di inferiorità: due linee compatte dietro; Malbranque, trequartista del 4-3-1-2, incollato a Pirlo e le due punte in attesa delle ripartenza buona. C’è Briand al posto del temuto Gomis. La Juve accetta l’invito e parte con buona reattività, subito aggressiva e alta, senza indugiare troppo nel palleggio. Anzi, l’idea del lancio lungo è così battuta da far pensare alla premeditazione. Conte vuole trovare in fretta Tevez e permettergli di sfidare in spazi larghi la tenera difesa francese, indebolita dalle assenze. Il guaio è che, francobollato Pirlo come tradizione, la delega al lancio lungo passa a Bonucci che catapulta verso la porta avversaria palloni che sembrano rinvii più che lanci, cannonate maldestre che cascano lontano dall’obbiettivo.

Bonucci regista Così il timido e modesto Lione sopravvive e al 26’ gli capita pure l’episodio buono che sognava: un’incursione di Malbranque che Buffon deve chiudere in angolo e sul corner conseguente Briand spreca a un passo dalla porta. La Juve restituisce l’offesa appena Pirlo strappa 5 minuti di libertà al suo carceriere. Minuto 29: lancio accademico (non rinvio) del Professore e Tevez è solo davanti al portiere. Ma all’Apache non riesce lo scalpo. Troppo poco questo solo pericolo in una prima metà che la Juve ha giocato con la palla tra i piedi. Colpa di Bonucci regista al posto di Pirlo, ma anche di Pogba e Marchisio che non si sono mai proposti per lo scarico e per la latitanza degli esterni che hanno spinto pochissimo (specie Isla). E colpa dei troppi errori in appoggio nella metà campo avversaria, dove Osvaldo, preferito a Vucinic, ha deluso più di tutti. Il lancio lungo di Bonucci alla fine non diventa una scelta, ma un rifugio necessario per lacune di gioco.

Piccolo Principe All’8’ della ripresa Buffon vola sulla punizione di Umtiti, 20 anni. Tolisso ne ha 19, Ferri e Lacazette 22. Sono ragazzi e come tutti i ragazzi vivono di speranza. Se gliene regali un po’, la sbranano. Infatti il giovane Lione, dopo il primo tempo, si convince che la montagna Juventus non è così alta come pensava e spinge il naso verso Buffon regalandosi un quarto d’ora allegro. Conquista tre angoli di fila che il popolo del Gerland festeggia come gol. L’uscita di Tevez, il pericolo numero uno, incoraggia ancora di più i francesi, ma verso il quarto d’ora, evasa dal momento più sofferto, la Juve comincia a crescere e diventa la montagna annunciata, finalmente. A trascinarla, a sorpresa, è la fantasia di Giovinco, entrato per un disastroso Osvaldo. Il Piccolo Principe di Conte arma prima Chiellini, poi Vucinic che spreca sciaguratamente. Dilapida anche Isla. Sembra il festival dello sperpero, ma al 40’, cade il meritato vantaggio, la zampata di Bonucci. Il bruco diventa farfalla. Dopo Napoli, la Juve vola ancora.