Ruby, gelo dei vescovi Berlusconi vede Verdini ma resta la tensione

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La contentezza resta, perché Berlusconi ha davvero temuto che la Cassazione potesse annullare l’assoluzione ottenuta in appello nel processo Ruby. Ma il giorno dopo la grande euforia, sull’ex premier, impegnato in un attivismo frenetico con incontri continui, innanzitutto con Denis Verdini con il quale era in freddo, «per ricostruire il partito», sono piovute le critiche dei magistrati e della Chiesa. E’ il segretario generale della Conferenza episcopale, monsignor Nunzio Galantino, a puntare il dito con grande severità contro la festa berlusconiana «perché la legge arriva fino a un certo punto, il discorso morale è un altro». Parole che arrivano dopo che il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, con un duro intervento, definito «coraggioso» dal segretario dei vescovi, monsignor Galantino, ha sottolineato che «quanto è accaduto ha comunque una sua rilevanza morale e istituzionale». Sulla stessa linea Famiglia Cristiana che denuncia: «È sufficiente stabilire che non si sono commessi reati per assolvere gli stessi comportamenti anche davanti al tribunale della politica e della morale come si sta cercando da più parti di fare?».
IL PARTITO

Berlusconi però non se la prende. Anzi, assicura ai suoi di «voler lavorare al massimo per riunire il centrodestra che intendo portare alla vittoria». E per dimostrarlo, nomina immediatamente i coordinatori territoriali. Da questa volontà nasce l’incontro con Verdini, in presenza dei due mediatori per eccellenza, Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Il faccia a faccia, per ora, è stato interlocutorio. Ci vorrà del tempo per ritrovare la sintonia. Ma Verdini ha finalmente potuto esternare tutto il disagio che lo ha portato a firmare insieme a 17 fedelissimi il documento di forte critica sulla nuova linea di Forza Italia, che ha bocciato le riforme. Documento che, ha precisato, non verrà ritirato «perché il no al ddl Boschi è stato un grave errore». La minaccia di un voto difforme al Senato, resta quindi sempre possibile. Il leader e il coordinatore, che fino a due mesi fa godeva della sua piena fiducia, si sono confrontati per due ore. E, a quanto si racconta, avrebbero parlato di tutto. «Io ho un solo faro, l’unità di Forza Italia e del centrodestra», ha assicurato Berlusconi. Verdini ha annuito, ma ha tenuto a precisare che «con questa dirigenza e questa strategia non si va da nessuna parte». Avrebbe quindi insistito affinché il leader dia un segnale di «rinnovamento nella collegialità». Tradotto, significa che Verdini per tornare in campo vuole di nuovo avere voce in capitolo nella gestione del partito e nella trattativa per le alleanze per le regionali. Basta cerchio magico, insomma. E per ricominciare a collaborare, avrebbe chiesto «un gesto concreto», forse la testa del capogruppo alla Camera, Renato Brunetta che, raccontano i fedelissimi di Verdini «era già cosa fatta, prima del ripensamento di Berlusconi, che non ci aspettavamo proprio». Forse, come raccontano, Verdini avrebbe addirittura preteso addirittura un impegno scritto da parte di Berlusconi sulla nuova strategia. Che però non sarebbe stato concesso, almeno per ora.
LA STRATEGIA

«Io voglio tornare a vincere», ha ripetuto Berlusconi, chiedendo a Verdini «di fidarsi». Ma per combattere e ottenere una vittoria c’è una condizione, «che si ritrovi l’unità, perché se corriamo in ordine sparso può succedere di tutto». E’ il concetto che l’ex premier ha tenuto a ribadire durante il pranzo con il leader del Ppe, Joseph Daul, che, smentendo quanti lo descrivevano come acerrimo nemico del leader di Forza Italia, si è congratulato per la recente assoluzione. «Sono sempre stato convinto che la mia innocenza alla fine sarebbe stata riconosciuta», ha risposto l’ex Cavaliere. Durante il colloquio, alla presenza di Antonio Tajani, Giovanni Toti, Lara Comi, Elisabetta Gardini, Deborah Bergamini e Valentino Valentini, il presidente dei Popolari europei si è molto speso per la riunificazione di Forza Italia con i vecchi alleati, soprattutto con l’Ncd di Alfano, senza trascurare la Lega «perché così ci rafforziamo anche in Europa». E Berlusconi lo ha rassicurato: «Mi sono sempre adoperato per unire perché solo così possiamo battere Renzi e la sinistra».

Il Messaggero