Ruby-Cassazione confermata l’assoluzione di Berlusconi

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Rien ne va plus, i giochi sono fatti. La Cassazione conferma l’assoluzione di Silvio Berlusconi e, dopo una lunghissima e contrastata Camera di consiglio chiude la partita Ruby 1. Non c’è stata concussione per induzione tantomeno prostituzione minorile. Nella casa di Arcore si saranno verificati fatti di prostituzione con compensi – così come ammettono gli stessi difensori dell’ex premier, Franco Coppi e Filippo Dinacci – «ma manca la prova che Berlusconi prima del 27 maggio sapesse che Ruby era minorenne».
Era molto attesa questa sentenza dal Cavaliere: in ballo c’era il rientro in politica, dopo la condanna appena scontata, per frode fiscale. E così quando il professor Coppi ha telefonato a Niccolò Ghedini per dirgli che, almeno questa partita era finita, lui ha tirato un sospiro di sollievo. Era il grande assente in aula il difensore storico dell’ex premier. Aveva preferito non esserci perché indagato nell’inchiesta Ruby ter. Ma è spettato a lui dare la buona notizia. «Ero convinto che le motivazioni dell’Appello fossero veramente ben fatte – sono state le prime dichiarazioni di Coppi – È una sentenza che chiude qualsiasi polemica. La decisione dei giudici cancella ogni discussione, comprese quelle che si erano sviluppate dopo le dimissioni del presidente della Corte di Appello. Si è trattato di una sentenza meditata, come testimonia la Camera di consiglio durata 9 ore, e proprio la lunghezza della mi ha fatto ben sperare. È una grande vittoria, siamo molto soddisfatti».
Dal suo arrivo nel pool difensivo, il professore è riuscito ad assestare già diversi colpi. Ieri la sua arringa ha catturato l’attenzione del presidente della Corte, Nicola Milo. In piedi e con il tutore al braccio per via di una recente caduta, il difensore ha spiegato perché Berlusconi poteva non sapere che Ruby Rubacuori fosse minorenne, e perché non c’era stata pressione sul funzionario della Questura di Milano che aveva accettato di consegnare la ragazza a Nicole Minetti.
L’UDIENZA
Eppure la giornata era cominciata in maniera tranquilla. Sul ruolo di udienza dell’aula c’era scritto che il grado di difficoltà attribuito dai supremi giudici alla trattazione del processo era pari a un punteggio di 5,5 gradi su una scala che arriva fino ai dieci decimi. In pratica, una causa di valore “ordinario”. Invece, è andata in tutt’altro modo, anche perché la requisitoria agguerritissima del pg Eduardo Scardacchione ha fatto capire che il giudizio non sarebbe stato facile. Il procuratore generale aveva chiesto di annullare l’assoluzione e di rinviare gli atti a Milano per un nuovo processo di secondo grado, anche solo per rideterminare la pena stabilita in primo grado. Poi, la sua ricostruzione dei fatti è andata avanti tra citazioni di film comici e Promessi sposi. «Berlusconi – ha dichiarato – non è credibile quando afferma di non essere a conoscenza della minore età della giovane marocchina, visto che tutto il suo entourage ne era al corrente». E ancora: «L’episodio nel quale racconta che Ruby è la nipote di Mubarak è degno di un film di Mel Brooks e tutto il mondo ci ha riso dietro». Senza parlare della telefonata al funzionario della Questura Pietro Ostuni. «Ebbe l’effetto – ha insistito il pg – di esercitare una pressione irresistibile ed è stata di una violenza grave, perdurante e inammissibile per la sproporzione tra la persona che chiamava e quella che riceveva la chiamata».
L’ARRINGA
Gli avvocati Franco Coppi e Filippo Dinacci hanno proposto una linea che non ha voluto fare sconti al loro assistito, sebbene sia stato sottolineato che si trattava di comportamenti non perseguibili. «La ragazza – ha ricordato Coppi – ha detto sfacciate bugie su Carfagna e Gelmini, che sarebbero andate a letto con lui quando la prima non è mai stata ad Arcore e la Gelmini ha smentito in tutti i modi. Ha poi caricato la dose di bugie dicendo che nelle orge in villa sarebbe arrivato anche George Clooney il quale ad Arcore, anche lui, non ci ha mai messo piede: sulla credibilità di Ruby siamo a zero».

Il Messaggero