Ruby, Berlusconi assolto da tutto «Sono commosso toghe ammirevoli»

BERLUSCONI

MILANO Paiono due film diversi, nella trama come nel finale. Il processo Ruby di primo grado era un susseguirsi da brivido di bunga bunga, bagni notturni nella piscina di Arcore, travestimenti e lap dance per la gioia del presidente. L’Appello una sfida in punto di diritto tra il pg Pietro De Petris e il collegio difensivo di Silvio Berlusconi, che ha smontato le accuse in quella che da sempre l’ex premier considera la tana del lupo, cioè il palazzo di giustizia di Milano. Sono state sufficienti tre ore di camera di consiglio ai giudici della seconda corte d’Appello per decidere il destino del Cavaliere: «Assolto perché il fatto non sussiste» dalla concussione per costrizione e «assolto perché il fatto non costituisce reato» per la prostituzione minorile. Il pg aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado, sei anni per la concussione e uno per la prostituzione, il collegio presieduto da Enrico Tranfa ha ribaltato il verdetto.
BERLUSCONI ESULTA
L’assoluzione con formula piena è talmente netta da spiazzare persino lo stesso Berlusconi. E’ la figlia Marina a dargli la notizia, con una telefonata proprio alla fine delle quattro ore di servizi sociali alla Sacra Famiglia. Se ne va in macchina sorridente, salutando i sostenitori. «Sono profondamente commosso: solo coloro che mi sono stati vicini in questi anni sanno quello che ho sofferto per un’accusa ingiusta e infamante», commenterà poi. E per una volta rivolge parole concilianti anche ai giudici: «Un pensiero di rispetto va poi alla magistratura, che ha dato oggi una conferma di quello che ho sempre asserito: ovvero che la grande maggioranza dei magistrati italiani fa il proprio lavoro silenziosamente, con equilibrio e rigore ammirevoli». Il verdetto d’Appello accoglie senza ombre la tesi della difesa: nelle telefonate fatte da Berlusconi in questura e al capo di gabinetto Pietro Ostuni per chiedere la liberazione di Karima El Mahroug, fermata per furto il 27 maggio 2010, non c’è «nessun vincolo costrittivo». Quanto alla minore età della ragazza, l’ex premier non avrebbe avuto consapevolezza del fatto che aveva solo 17 anni. Come lui stesso spiega nelle dichiarazioni spontanee rilasciate in aula il 19 ottobre 2012: «Tutti avevamo l’assoluto convincimento che Ruby fosse maggiorenne, sia perché lei aveva detto a tutti di avere 24 anni, sia per il suo modo di esprimersi da ragazza matura, sia per il suo aspetto fisico. Mai ho avuto rapporti intimi di qualsiasi tipo con Ruby».
IL NODO DELLA CONCUSSIONE
Sull’assoluzione in merito al capo A determinante è stata la decisione dei giudici di primo grado che il 24 giungo 2013, aumentando di un anno le richieste di pena dei pm, hanno modificato il reato contestato. Non concussione per induzione bensì per costrizione. Una sentenza delle Sezioni unite della Cassazione stigmatizza però che di costrizione si tratta se la vittima è «priva di alternative», mentre è induzione qualora chi subisce le pressioni è spinto dalla prospettiva di ottenere un vantaggio personale. Ma qui non ci sono vittime, nessuno si è costituito parte civile nel processo, e Ostuni non ha ottenuto alcun tornaconto. Insomma, secondo i giudici d’Appello Berlusconi non ha telefonato in questura esercitando il suo potere coercitivo di capo del Governo e sui rapporti con Ruby non aveva nulla da temere: «Per me era una maggiorenne cacciata dal padre perché voleva convertirsi alla religione cattolica». Il verdetto definitivo spetterà alla Cassazione, «aspettiamo le motivazioni e valuteremo il ricorso», dice il pg De Petris. Intanto Berlusconi può rilassarsi: lo spettro dei domiciliari si allontana e mette al sicuro quegli spazi di agibilità politica concessi dal Tribunale di Sorveglianza. Una condanna per Ruby significherebbe infatti perdere i tre anni di indulto per Mediaset e la somma algebrica delle due condanne lo costringerebbe a dieci anni da recluso tra le mura di Arcore. L’ex premier è sollevato: «Da oggi possiamo andare avanti con più serenità. Il percorso di Forza Italia non cambia». E i deputati si ricompattano attorno al loro capo: «Siamo orgogliosi di te».

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