Ronaldo è in campo e dribbla il governo

RONALDO

«Farò campagna elettorale per Aécio Neves: mi fido di lui e credo sia un’ottima scelta per cambiare il nostro Paese». A pronunciare la frase in un’intervista pubblicata ieri in prima pagina da «Valor», il principale quotidiano economico brasiliano, non è lo scrittore Paulo Coelho né il cantante-attore Ney Matogrosso, due celebrità che hanno criticato il Partito dei lavoratori della Presidente Dilma Rousseff e di Lula e che spostano pochi voti.

A chiedere che il prossimo 5 ottobre i brasiliani votino per il principale candidato dell’opposizione – Neves, appunto, del Partito socialdemocratico – è stato Ronaldo, un campione che tutti conoscono, favelas comprese, e molti ammirano.

Ronaldo ha detto, tra l’altro, di «provare vergogna per i ritardi nella costruzione degli stadi in Brasile». Uno stato d’animo, con critica implicita al governo, simile a quello espresso da Pelé. Immediata la reazione di Dilma: chi si vergogna – ha detto la Presidente – è un «vira lata». Alla lettera significa cane non di razza, bastardino, ma nell’uso brasiliano è un modo per accusare di scarso nazionalismo chi apprezza più quanto si fa all’estero che in patria.

Per il ministro dello Sport brasiliano Aldo Rebelo, Ronaldo ha «fatto un autogol». Membro del Comitato organizzatore locale e fino a ieri testimonial del Mondiale, l’ex campione fu molto criticato dopo le prime manifestazioni di piazza per una frase che fece scalpore: «Per organizzare un Mondiale ci vogliono stadi, non ospedali».

Gli rispose un altro idolo del pallone, Romario, che oggi fa il deputato e conduce una campagna contro gli sprechi e la corruzione del Mondiale. Ieri Romario è tornato a criticare Ronaldo. Non perché «poco nazionalista» ma con una domanda che in realtà qui si fanno in molti: «Solo ora Ronnie si accorge delle malefatte mondiali»?

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