Roma, un altro vigile arrestato per concussione: è caccia agli agenti corrotti

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Un vigile urbano, l’ennesimo, arrestato per tentata concussione ai danni di un commerciante e, ora, la Procura decisa a spulciare ogni fascicolo sospetto a caccia di possibili tangenti, di irregolarità, di altre “mele marce” annidate tra i caschi bianchi della Municipale. 
E’ sempre più più forte il sospetto che il caso denunciato da un gioielliere di via Margana, a due passi dal Teatro Marcello, che ha raccontato agli inquirenti di aver subito taglieggiamenti dall’agente Luciano Di Cosmo, del I Gruppo, che avrebbe preteso una mazzetta da 1500 euro per chiudere un occhio su abusi edilizi creati ad arte per poter riscuotere il pizzo, non sia isolato. Così, per fugare ogni dubbio, poche settimane fa i carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci, su delega del pm Erminio Amelio, hanno effettuato un blitz negli uffici della sezione Edilizia della Municipale, in via della Greca, sequestrando almeno una decina di pratiche sospette.

MALCOSTUME
Gli inquirenti vogliono scoprire se la mazzetta richiesta da Di Cosmo sia un episodio a sé stante, o se, invece, sia sintomo di un malcostume diffuso tra gli agenti del I Gruppo. L’inchiesta, quindi, è destinata ad allargarsi e, se i sospetti dei magistrati venissero confermati, potrebbe presto coinvolgere altri soggetti. D’altronde, il gip Elvira Tamburelli, nell’ordinanza con cui lo scorso luglio ha disposto l’arresto del vigile infedele spedendolo ai domiciliari, ha sottolineato come «con ogni probabilità» non si trattasse di «un caso isolato», sollecitando poi ulteriori indagini per verificare «episodi che hanno coinvolto altri personaggi». Nel frattempo, Di Cosmo resta sottoposto a misura. Il vigile non avrebbe mai riscosso la mazzetta richiesta, incappando nel deciso rifiuto del commerciante che, invece di pagare, si sarebbe precipitato a sporgere denuncia. L’avvocato dell’agente, Gianluca De Fazio, però, ha sottolineato come dall’ordinanza non emergano elementi che accertino un passaggio di denaro: «Tutto sembra fondarsi su denunce rese da soggetti la cui attendibilità deve essere valutata», ha dichiarato il penalista.

IL MESSAGGERO