Roma, Sabatini se ne va da sconfitto: bei colpi, soldi buttati e zero vittorie

WALTER SABATINI

Dunque Sabatini ha finalmente lasciato la Roma. Diciamo finalmente perché, in tutta franchezza, la pantomima andata in onda negli ultimi mesi (mi dimetto, no tu no) era diventata assai patetica. Prendiamo quindi la notizia del suo addio come la conclusione di uno sceneggiato stucchevole, nel quale gli attori principali – lo stesso Sabatini, ovviamente, e Pallotta – hanno recitato male la loro parte. Attenzione però all’intervento di un attore non protagonista, che potrebbe avere avuto una parte importante in questa vicenda: Baldini. Che ha lasciato il club giallorosso per la difficile coesistenza con l’amico (o ex?) Walter e che si è riaffacciato in società proprio alla vigilia di questo divorzio. Non una storia brutta, ma sicuramente sgradevole, antipatica e per certi versi misteriosa.

In queste ore sentiamo celebrare Sabatini come un dirigente illuminato. Mah. A noi sembra che i suoi cinque anni alla Roma siano stati una sconfitta. Abbastanza netta, anche. Pensate che, in un lustro, non è riuscito a consegnare al mondo giallorosso nemmeno una modesta Coppa Italia, di quelle che nella Capitale chiamavano portaombrelli (quando a vincerle erano i rivali). Anzi, una l’ha persa in finale ed è addirittura entrata nella storia perché a portargliela via è stata la Lazio in un derby che a Roma nessuno dimenticherà mai.

Qualcuno dirà che in fondo la Roma ha sempre vinto poco, quindi ci sta che nemmeno Sabatini sia riuscito a conquistare alcunché. Vero solo in parte. Il club giallorosso non è certo abituato a fare razzia di trofei, ma nel quinquennio precedente – ad esempio – aveva messo in bacheca due Coppe Italia e una Supercoppa, prim’ancora un’altra Supercoppa, conseguenza dello scudetto del 2001. Per capirsi: se dividiamo gli ultimi quarant’anni in quinquenni, dal ’76 a oggi, solo un’altra volta la Roma era rimasta a bocca asciutta. Non solo: nel corso della sua storia, spesso la società giallorossa ha avuto presidenti di basso profilo e casse vuote o semivuote, mentre gli americani si erano presentati con grandi proclami e fantasmagoriche ambizioni, affidandosi a Sabatini. Risultato? Zero vittorie.

Sabatini negli ultimi anni è stato il grande e vero capo della Roma, anche perché – partito Baldini – era rimasto l’unico uomo di calcio in mezzo a parvenu e uomini di fiducia di Pallotta, che il pallone non sa nemmeno cosa sia. Ha azzeccato alcuni acquisti (Marquinhos, Benatia, Strootman, Pjanic, Nainggolan)e altri li ha clamorosamente falliti, strapagando Iturbe, Uçan, Gerson, Ibarbo e addirittura Doumbia. In generale, non è riuscito nel compito che gli era stato assegnato: vincere. Anzi, a guardare bene non ci è nemmeno andato vicino, a parte quella famosa Coppa Italia. Dite che è sbagliato chiamarlo fallimento?

 

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