Roma, paura legionella in Corte d’Appello

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Spettro legionella negli uffici della Corte d’Appello di Roma. Il batterio è stato individuato in «presenza eccessiva» all’interno dell’impianto dell’aria condizionata a inizio mese e ieri mattina durante un’assemblea convocata dai rappresentanti della sicurezza sul lavoro, i dipendenti hanno denunciato cinque casi di broncopolmonite sospetta tra gli impiegati della sezione Lavoro.
LE RACCOMANDAZIONI
Nel frattempo è stata attivata tutta la profilassi necessaria, «con una sanificazione massiccia di impianti e condutture in corso – spiega il presidente Luciano Panzani che durante l’incontro non si è sottratto alla raffica di domande poste dai lavoratori – per cui a fine dicembre rientreremo nella normalità». I tecnici di Acea, dal canto loro, hanno verificato che l’acqua che arriva all’impianto della Corte d’Appello è perfettamente potabile, per cui il problema va ricercato all’interno del palazzo, nell’impianto di dolcificazione. Panzani assicura: «La situazione è assolutamente sotto controllo. A me hanno parlato di quattro casi di broncopolmonite, di cui non abbiamo trovato riscontro. Non risultano assenze significative del personale nell’ultimo mese». E per convincere tutti e cinquecento i dipendenti (divisi per le tre sedi di Corte d’Appello) che «non c’è alcun rischio», stamani trasferirà il suo ufficio nell’edificio incriminato di via Romei e «sarò pronto pure a offrire il caffè al bar interno ai più diffidenti».
DERATTIZZAZIONE

La tegola “legionella” arriva dopo l’emergenza topi. Nell’edificio, infatti, da settimane si combatte contro i roditori annidati nei cunicoli di palazzo e nelle controsoffittature dove scorrono impianti d’areazione e idrici. «I dipendenti lavorano con le trappole per topi sotto le scrivanie – dice Nino Nasone, responsabile confederale Flp Giustizia – c’è preoccupazione. Non è la prima volta che le condizioni igienico-sanitarie di tutto il blocco della città giudiziaria di Roma sono a rischio e che i lavoratori, ma tutti coloro che a vario titolo ogni giorno si rivolgono agli uffici giudiziari, vengono esposti».
Alla Corte d’Appello, la derattizzazione è in atto. L’acqua nei bagni è stata dichiarata non potabile; spento l’impianto di condizionamento, nei corridoi campeggiano decine di avvisi che raccomandano di «lasciare le porte aperte per un riciclo naturale dell’aria». Molte udienze sono state trasferite da aule che non assicurano un adeguato ricambio. «A fine dicembre la bonifica sarà terminata – aggiunge il presidente – Proprio oggi abbiamo saputo che l’acqua in un bagno non presenta più il batterio. Le verifiche sono state tempestive».
LE INDAGINI

L’inchiesta non è ancora stata formalmente aperta: il procuratore aggiunto Roberto Cucchiari, che dirige il pool di magistrati che si occupa di reati ambientali e di sicurezza sul lavoro, è in attesa di una prima relazione stilata dalla Asl e dall’Arpa Lazio, l’Agenzia regionale per l’ambiente, che nei giorni scorsi ha effettuato controlli e verifiche degli impianti. Se dall’informativa dovessero emergere eventuali colpe o carenze nella gestione e nella pulizia di tubature e condotti di areazione che potrebbero avere favorito la proliferazione del batterio, gli inquirenti apriranno un fascicolo ipotizzando violazioni delle normative che regolano la sicurezza negli ambienti lavorativi e nei luoghi pubblici. E non è tutto. Insomma, se venisse accertata una relazione tra la malattia sviluppata dai cinque dipendenti (una broncopolmonite) e la diffusione del batterio della legionella, la Procura potrebbe decidere di procedere per lesioni colpose.
IL PRECEDENTE
L’allarme legionella era già scattato nel novembre di due anni fa, tra i corridoi della cittadella giudiziaria della Capitale. Un addetto della polizia giudiziaria e un impiegato dell’ufficio del casellario erano stati contagiati dal batterio ed erano finiti in ospedale. E il Codacons ha recentemente depositato un esposto per denunciare la scarsissima pulizia dei bagni della sezione monocratica del Tribunale penale.

Il Messaggero