Roma Mezzogiorno di fuoco

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A cuore ha solo una cosa: i risultati della Roma. E, di riflesso, quelli delle concorrenti dirette. Spalletti si autodefinisce «un allenatore senz’anima e senza sentimenti», con l’attenzione rivolta solo al prodotto del lavoro sul campo. Ma un’emozione gliel’ha regalata l’Inter, che è riuscita a battere il Napoli a San Siro, concedendo ai giallorossi oggi impegnati a Bergamo la possibilità di portarsi a -3 dall’obiettivo secondo posto, all’alba dello scontro diretto dell’Olimpico contro i partenopei di nuovo muniti della loro arma migliore, Higuain. «Per noi – assicura il tecnico toscano – non cambia nulla. Se io avessi avuto un giocatore forte squalificato, non avrei fatto pesare troppo l’assenza e la mia squadra avrebbe dovuto vincere comunque. Penso che il Napoli avrebbe fatto lo stesso. Sarebbe una debolezza andare a sperare che gli manchi qualcuno. Siamo la Roma, possiamo vincere contro chiunque». Per rendere davvero decisiva la sfida di fuoco in programma il 25 aprile, servirà una Roma perfetta contro l’Atalanta (e poi col Torino mercoledì): «Reja è un allenatore bravo e pragmatico, ha una squadra quadrata con attaccanti veloci che sanno puntare l’avversario soprattutto sugli esterni. Sarà una gara aperta». Da non fallire, perché l’occasione è troppo ghiotta per farsela sfuggire. E se a molti allenatori non piace scendere in campo nel lunch match domenicale, per Spalletti è l’orario ideale in cui giocare: «Di solito ci alleniamo intorno alle 12, per noi è più insolito giocare alle 15. In Russia ho imparato che bisogna accettare qualsiasi orario o temperatura. Una volta con lo Zenit, in Siberia, dopo 5 ore di volo e con 4 di fuso orario, abbiamo giocato alle 8 di mattina. Dobbiamo essere pronti a tutte le ore».

Con o senza i tifosi sugli spalti: «Io ho tentato di dire qualcosa sulla situazione dell’Olimpico, ma ho sbagliato perché non so bene le cose. Se noi avessimo uno stadio come Anfield, tutto pieno, avremmo sicuramente qualcosa in più da proporre dentro la partita. Il fatto che non sia così non dev’essere un alibi. Le partite dobbiamo vincerle ugualmente». Una polemica se la concede Spalletti, dopo aver espresso il suo apprezzamento per l’introduzione (inizialmente sperimentale) della moviola in campo in Italia: «Finalmente. È giusto che le squadre abbiano ciò che meritano. Io ci metterei anche il tempo effettivo. Nell’ultima partita Mirante ha tenuto il 15% di possesso palla: così si spezzetta il gioco. Per vedere tutta la forza di un team introdurrei anche un minimo di 5 sostituzioni». Stavolta non dovrebbe aspettare il momento della lavagnetta luminosa Dzeko: «È un attaccante forte e probabilmente lo userò. Totti uguale, ma dipende che tipo di partita sarà». Le valutazioni di Spalletti tengono sempre conto della priorità della Roma, fare risultato, perciò Strootman è stato messo in stand-by: «Ora non ha i 90 minuti, ma avrebbe bisogno di iniziare a farli». Nell’ottica del rispetto del presente, l’allenatore dà una lezione ai suoi giocatori: «Contatti con De Laurentiis l’estate scorsa? Ci sono tanti tipi di voci, ma l’unica cosa da fare è pedalare forte fino a giugno, poi scegliamo noi il futuro e nel mio caso decide la società». Che ha tutta l’intenzione di tenere al sicuro nel cassetto di Trigoria il contratto di Spalletti, al contrario di quanto fatto dal Milan con Mihajlovic: «Dispiace che non giocherà la finale di Coppa. Siamo simili, due tecnici senza sentimenti». Ma lui ha più punti e più certezze.

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