Roma blinda il Mediterraneo «Schierati navi, aerei e droni»

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Per una volta, anche se il tema non era nell’agenda del vertice, Matteo Renzi non ha dovuto sollecitare il confronto sul terrorismo. Le ventitré vittime dell’Is nel museo del Bardo di Tunisi – italiani, tedeschi, belgi, inglesi, polacchi, spagnoli e francesi – hanno fatto salire l’allarme al massimo. E tra commozione (un minuto di silenzio in apertura del summit) e inquietudine, i 28 capi di Stato e di governo europei hanno cominciato a discutere su come dare una «risposta unitaria» al terrorismo. Il tema, insieme alla crisi libica, verrà discusso questa mattina. E se nelle bozze del summit è già previsto un rafforzamento di Triton (l’operazione di pattugliamento del Mediterraneo), a Renzi non basta. Dopo l’attacco dell’Is a Tunisi, il premier italiano teme il «contagio» e «l’effetto domino». Così durante la cena, ha messo a verbale: «Se continuate a parlare solo di Russia e Ucraina e non di Mediterraneo, finirà che dipingerete un’Europa strabica: il Mediterraneo è centrale, è il cuore dell’Europa e non la periferia». Ha quindi spinto affinché la comunità internazionale si muova «quanto prima» per evitare che la Libia finisca sotto il controllo delle milizie del Califfato islamico: «La minaccia è ormai vicina ai nostri confini». L’obiettivo: l’invio nei prossimi mesi di una forza di interposizione sotto l’egida dell’Onu, con funzioni di peacekeeping. «Ma questo sarà possibile soltanto dopo la nascita in Libia di un governo di unità nazionale», ha precisato informalmente Renzi, che punta (come è accaduto nel 2006 in Libano) alla guida della missione. Non a caso è già stato a Mosca da Putin, ha visto mercoledì a Roma il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e il 17 aprile andrà a fare visita a Barack Obama a Washington. Una road map studiata per ottenere il via libera del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.I

TEMPI Ma come dice il sottosegretario all’Europa, Sandro Gozi, «i tempi sono necessariamente lunghi». Così il governo, dopo aver informato Bruxelles e i maggiori partner europei, accelera sul fronte della sicurezza. Estende al Meditteraneo l’operazione anti-terrorismo “Strade sicure” che interessa il territorio nazionale. A dare l’annuncio è il ministro Pinotti: «A seguito dell’aggravarsi della minaccia terroristica, resa di drammatica evidenza anche dagli eventi in Tunisia, si è reso necessario un potenziamento del dispositivo aeronavale dispiegato nel Mediterraneo centrale, al fine di tutelare i molteplici interessi nazionali, oggi esposti a crescenti rischi determinati dalla presenza di entità estremiste, e assicurare coerenti livelli di sicurezza marittima»

.IL DISPIEGAMENTO Ancora, fornendo qualche dettaglio: «Le forze armate stanno operando, con una intensità elevata, dispiegando in aggiunta a quanto ordinariamente fatto ulteriori unità navali, team di protezione marittima, aeromobili ad ala fissa e rotante, droni, tanto per la protezione delle linee di comunicazione, dei natanti commerciali e delle piattaforme off-shore nazionali, quanto per la sorveglianza delle formazioni jihadiste. Il tutto è integrato nell’operazione alla quale è stato dato il nome di “Mare Sicuro”». Perché, per dirla con Renzi, «il nord Africa deve rappresentare la nostra prima preoccupazione». Pinotti ha anche annunciato, a causa della tragica telenovela indiana dei fucilieri Girone e Latorre, lo stop alla presenza dei marò sulle navi mercantili: «Intendiamo terminare l’impiego dei Nuclei militari di protezione, imbarcati sulle navi italiane, nel quadro della operazione antipirateria della Nato».

Il Messaggero