Rolling Stones, centro chiuso 3 giorni

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Il conto alla rovescia per il live dei Rolling Stones è iniziato. Mancano appena otto giorni al fatidico concerto di Mister Jagger and company, e per il Circo Massimo scatta una zona rossa che sembra emulare quella messa in campo per il Colosseo il 27 marzo scorso con la visita del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. E una città millenaria come Roma si ritrova a fare i conti con un mito del rock. Intorno allo stadio delle bighe è stata predisposta una vasta area off limits: un quadrilatero che si sviluppa tra piazza Albania, Terme di Caracalla all’altezza di piazza Numa Pompilio, il lungotevere e la piazza del Colosseo. Una sorta di roccaforte di sicurezza che potrebbe essere tutta transennata oppure, più probabile, messa sotto stretta sorveglianza e presidiata da forze dell’ordine, e dove potranno accedere la prossima domenica 22 di giugno solo residenti e possessori del biglietto. Sono queste le prime misure di sicurezza, che avranno indubbiamente ripercussioni sulla mobilità del centro, emerse ieri a margine della conferenza di servizi che ha visto riuniti gli uffici tecnici. Vertice che nei prossimi giorni sarà seguito da altri incontri da cui potranno emergere modifiche allo schema organizzativo. Quello che è sicuro è che dal 20 giugno è prevista una presenza «massiccia» di agenti sull’area (tra vigili e polizia). E nella stessa giornata via Cerchi sarà chiusa, per consentire l’arrivo e il parcheggio dei mezzi della produzione. Ma sempre da venerdì prossimo potrebbero essere interdette anche tutte le vie di accesso diretto al Circo Massimo, per impedire la sosta sull’area a chi non avesse titolo di entrare e magari evitare accampamenti selvaggi in vista del grande show. In occasione del concerto la linea B sarà attiva fino all’1.30. Potenziati i collegamenti verso l’area, mentre bus, taxi e Ncc potranno passare su via dei Fori Imperiali. 
LA DENUNCIA
E nel frattempo scoppiano le grane sull’allestimento del concerto. Le strutture dell’area del backstage e del palco sembrerebbero montate sui tronchi e sugli apparati radicali di pini secolari sottoposti a vincolo. La denuncia è partita dalla consigliera municipale Nathalie Naim che giovedì ha inviato un dossier all’assessorato all’Ambiente, al gabinetto del sindaco e al servizio giardini, con la richiesta di «spostare le strutture in modo da lasciare un’area di rispetto di almeno tre, quattro metri dal fusto dell’albero, come è prescritto dal regolamento sulla tutela delle aree verdi». 

IL MESSAGGERO