Rogo del traghetto «Nessuna traccia di 179 persone» Morti tre italiani

norman atlantic traghetto

A tre giorni dalla tragedia non c’è ancora nulla di chiaro, il numero delle vittime, quello dei dispersi, quello dei sopravvissuti. Unica certezza è che il bilancio dei morti nel rogo del Norman Atlantic, il traghetto andato a fuoco all’alba di domenica mentre dalla Grecia si dirigeva verso Ancona, continua a salire: 11 è al momento il numero ufficiale delle vittime, tra cui tre camionisti campani. Poi l’ultimo drammatico sospetto avanzato dalla procura di Bari, che a bordo del relitto possano esserci altri cadaveri.
Insomma una maledizione si è abbattuta su quello che nelle prime ore sembrava un incidente facilmente gestibile e che si è andato via via tramutando in una vera strage. Perfino dalle operazioni di recupero del relitto giungono notizie tragiche. Durante le manovre per l’aggancio del traghetto al largo di Valona due marinai di un rimorchiatore albanese non autorizzato, l’Illiria, sono morti dopo essere stati colpiti da un cavo che si è spezzato.
IL GIALLO DELLE CIFRE

Nel frattempo i conti continuano a non tornare. A bordo del traghetto, secondo una prima stima, c’erano 499 persone, i naufraghi soccorsi sarebbero 310 e le vittime accertate 11. «Restano 179 persone di cui non si hanno notizie certe ma che potrebbero anche essere sui due mercantili greci che stanno partecipando ai soccorsi e che ora sono diretti verso la costa ellenica» ha dichiarato il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, precisando che «bisognerà attendere lo sbarco delle due navi greche per avere certezza sui superstiti». Il quadro è reso ancora più complicato, ha aggiunto il magistrato, dal fatto che quasi certamente nella stiva del traghetto c’erano molti clandestini: «è presumibile che altri corpi siano ancora sul Norman Atlantic».
LE INDAGINI

Per la Procura di Bari che indaga sul disastro sarà ora fondamentale analizzare il relitto per capire le cause dell’incendio. Per questo il procuratore ha precisato che nessuno può impossessarsi del relitto posto sotto sequestro senza commettere un reato. Ma per tutta la giornata di ieri la Marina militare ha continuato a segnalare la presenza di diversi rimorchiatori non autorizzati intorno al Norman Atlantic, tra cui anche quello albanese su cui sono morti i due operai. Unico incaricato dai magistrati è il rimorchiatore Marietta Barretta che nelle prossime ore condurrà il traghetto fino al porto di Brindisi.
LE TESTIMONIANZE

Determinante per accertare la dinamica del disastro sarà anche la ricostruzione dei tempi. Alcuni passeggeri hanno raccontato di non essere stati adeguatamente aiutati, altri hanno detto di essere stati svegliati dal fumo e dal calore senza che prima fosse suonata la sirena dell’allarme. Di tutto questo si chiederà conto al comandante e ai membri dell’equipaggio che dovranno anche chiarire il meccanismo di funzionamento delle scialuppe di salvataggio.
Sul disastro ieri è intervenuto nuovamente il premier Renzi, in visita in Albania. «Sarà la magistratura a fare chiarezza sulle cause dell’incidente» ha detto, ricordando che «ci sono stati momenti di eroismo» e che «in condizioni proibitive si è impedito che l’incendio provocasse un’ecatombe».
Intanto cominciano a ricongiungersi i familiari divisi durante le operazioni di salvataggio. È stato rintracciato il padre della bimba di 5 anni ricoverata per ipotermia. Anche lui era stato ricoverato in una struttura del Leccese. Si trovava invece sulla San Giorgio (che ha attraccato ieri sera a Brindisi con 212 naufraghi) il papà delle due sorelline giunte domenica a Brindisi con un aereo militare. Ancora nessuna notizia invece del camionista messinese Giuseppe Mancuso di cui non si sa più nulla dall’alba di domenica. Il camionista non risulta tra le vittime ma nemmeno negli elenchi delle persone già sbarcate. «Siamo disperati – ha detto il figlio – è incredibile, sono passate sessanta ore senza una telefonata da parte di nessuno. Unica nostra speranza è che papà sia a bordo di uno dei mercantili diretti in Grecia».

Il Messaggero