Rivoluzione Renzi per gli statali Largo ai giovani e alt ai sindacati

MATTEO RENZI 3

MENO VECCHI e più giovani nella Pubblica amministrazione. Dopo aver paventato la tempesta degli esuberi, ora sui dipendenti pubblici spira il vento dei prepensionamenti. Il cambio di indirizzo lo ha fatto capire il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, partendo dall’immediato prepensionamento di quella parte della spending review del commissario Cottarelli che ha calcolato in 85mila gli esuberi nel settore statale.
«Sono un numero e una terminologia assolutamente sbagliati e distorti», ha sentenziato.
L’idea a cui sta lavorando il governo, quindi, non è quella di ridurre il numero dei dipendenti pubblici, ma di svecchiare il personale «provando a ottenere uscite anche con prepensionamenti» e di sostituire chi va via con dipendenti giovani.
«A me sta a cuore — ha aggiunto il ministro — trovare risorse per aiutare ragazze e ragazzi che da troppo tempo non riescono a entrare in modo sano nella Pa».
Stando sempre alle parole del ministro l’altro pilastro della riforma sarà «una sana mobilità obbligatoria» che ovviamente andrà legata a una revisione di tutte le piante organiche. Quindi, l’intera riforma dovrebbe ruotare attorno a prepensionamenti, assunzione di giovani e mobilità obbligatoria.

CON QUALI regole dovrebbero concretizzarsi questi passaggi il ministro non lo ha spiegato.
Ha solo detto che l’intera riforma va fatta in «tempi rapidi» (il premier Renzi l’ha promessa entro aprile), che ai sindacati «abbiamo chiesto di fare proposte per aiutarci a trovare risorse», ma il poco tempo a disposizione potrebbe «non essere compatibile con apertura di tavoli, quindi non è detto che vedremo i rappresentanti dei lavoratori».
In pratica, anche per la Pa (che coinvolge circa 3,3 milioni di dipendenti) la «non concertazione» con le parti sociali diventa la regola aurea.
Gli annunci del ministro sono stati accolti dai sindacati con due stati d’animo opposti. Da una parte il plauso per aver chiuso la porta alla possibilità di procedere al taglio di 85mila dipendenti pubblici, dall’altra la rabbia per l’intenzione di mettere del tutto fuori gioco i sindacati. Sul versante del ringiovanimento del personale è stato posto il paletto «purché si parta dai vincitori di concorsi e dai precari».

L’ESCLUSIONE dei sindacati «dai tavoli» è stato il rospo che è andato di traverso a tutti.
Il segretario della Cgil, Camusso, ha minacciato: «Siamo pronti a sfidare il governo sulla riforma della Pa». Il leader della Cisl, Bonanni ha esortato il ministro a «non fare chicchiere in generale» e a ricordarsi che «le riforme virtuose si governano con il consenso, non con provvedimenti calati dall’alto». Foccillo (Uil) ha avvertito che «le riforme della Pa fatte senza i lavoratori sono sempre fallite». Per l’Ugl «è chiaro che siamo di fronte a un’operazione meramente elettorale».

 

Quotidiano.net