Rivoluzione Lazio

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Quattro partite, poi la rivoluzione. Inevitabile, con o senza l’Europa League. Trenta milioni per rinnovare una squadra anziana con almeno quattro titolari, ma soprattutto una ristrutturazione tecnico-societaria attesa da tempo.

Smaltita la delusione per il passo falso pre-pasquale, un punticino probabilmente inutile raccolto in extremis contro il Torino, il presidente Lotito sta lavorando per il futuro. Prima mossa in calendario: trovare un nuovo allenatore per la Lazio. Perché il destino del fidato Reja sembra già scritto e non solo per i crescenti fischi ricevuti dal popolo biancoceleste ad ogni uscita. Il contratto da 18 mesi firmato lo scorso gennaio aveva sorpreso tutti, ma l’idea iniziale – sei mesi per risollevare la squadra e poi un ruolo dietro la scrivania – sembra non essere mai svanita nei pensieri di Lotito: Reja può aiutare ancora la Lazio, completando un’organizzazione societaria da sempre carente, col solo direttore sportivo Igli Tare nello staff.

Lotito sembra aver deciso e il raggiungimento dell’Europa League, obiettivo sempre più difficile anche se ancora possibile, non dovrebbe più cambiare le carte in tavola. La corsa alla successione è stata già ufficialmente aperta dalla società e a sorpresa – ma solo per il prolungamento del contratto col Basilea firmato a gennaio – è rispuntato Murat Yakin, già vicino alla panchina biancoceleste lo scorso inverno. Allora il club elvetico fermò tutto, rinnovò il matrimonio con l’allenatore svizzero fino al giugno 2015 ma promise un’eventuale rescissione in presenza di offerte importanti. E quella della Lazio lo sarebbe senz’altro, più dell’ipotesi Sampdoria circolata nelle ultime ore.

Yakin è un vecchio amico di Tare, è stato a Roma lo scorso inverno per ascoltare la proposta biancoceleste e si è detto «lusingato» dell’interesse anche dopo aver prolungato il contratto col Basilea: «La Lazio è una società di primo piano – ha spiegato lo svizzero alcune settimane fa – ma non ero ancora pronto, anche perché per me è fondamentale conoscere la lingua». Forse per questo, per non fallire il secondo appuntamento col destino Yakin si è messo a studiare.

L’alternativa principale è rappresentata al momento dal tecnico della Primavera Simone Inzaghi, apprezzato da Tare e ancor più da Lotito: «Lo abbiamo scelto consapevoli delle sue qualità – ha dichiarato il presidente biancoceleste dopo il trionfo in Coppa Italia – col passare del tempo ricoprirà ruoli sempre più importanti». Di tempo, però, sembra ancora non esserne passato abbastanza: Lotito vuole preservare Inzaghi, appena approdato sulla panchina della Primavera, facendolo maturare tra i giovani.

E allora, tra le due soluzioni per ora esaminate, ecco spuntare la terza via: un tecnico italiano, una guida esperta per la rifondazione, mix d’esperienza e gioventù nelle intenzioni della dirigenza. I nomi emersi sono tanti – da Ventura a Guidolin fino a Di Carlo – anche se la maggior parte sembrano per ora autocandidature. E stavolta la Lazio non può davvero sbagliare.

IL TEMPO