RiMOUnta il Chelsea

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«Al mio segnale, scatenate l’inferno». E il segnale finale di José Mourinho arriva al minuto 81, quando l’ingresso del terzo centravanti — Torres dopo Eto’o e Demba Ba — finisce di svuotare il Chelsea di centrocampisti, riempiendolo di guerrieri d’area. Ogni tipo di discorso tattico è ormai ridotto a frammenti, c’è l’assalto disperato da una parte e la strenua resistenza dall’altra, una storia di uomini più che di calciatori, il terreno ideale per José. Ma il tempo sgocciola implacabile, portandosi via sensazioni e sentimenti: sensazioni che il Psg debba infine pagare le due palle-gol — la seconda extralarge — sprecate in contropiede da Cavani prima dei capitoli conclusivi, sentimenti di malinconia per quel Torres che gira a vuoto ormai da anni. Sono pensieri che galleggiano sopra la battaglia campale che s’è scatenata nell’area parigina, e quando una girata di Eto’o viene rimpallata sul piede di Azpilicueta fuori dall’area di rigore l’impressione è che la densità di gambe negli ultimi sedici metri renda ormai impossibile il passaggio del pallone. Chiuso. Closed. Fermé. Macché.

La corsa di Mou Il tiro del basco trova miracolosamente un percorso pulito, o quasi, che deposita la sfera sul piede di Demba Ba nell’area piccola. Non è un campione, il senegalese, e con l’umiltà di chi ne è consapevole ha assolto in modo ardente i compiti che Mourinho gli ha assegnato: «Salta più alto di tutti, Demba, e appoggia il pallone a chi sa tirarlo». Ma la palla di Azpilicueta non si può appoggiare, Demba è il terminale in quel momento, deve soltanto evitare il tackle di Maxwell. E succede. Nessuno potrebbe buttare già quella montagna umana. Demba devia oltre Sirigu, e semplicemente impazzisce. Non è il solo. Tutto il Chelsea lo seppellisce in un abbraccio in zona corner, tutto lo stadio trabocca in campo urlando la sua gioiosa incredulità, e nella corsia che si apre tra giocatori e pubblico Mourinho fila come una freccia, diretto al grappolo di uomini che ha saputo guidare a un trionfo che è insieme chirurgico — non esisteva un risultato diverso dal 2-0 per passare, non per una squadra che fatica così tanto a segnare — e bollente. Per la settima volta negli ultimi undici anni, il Chelsea è in semifinale di Champions.

Schurrle decisivo Accade poi che Cech, al minuto 94, ribatta alla grande un tiro di Marquinhos riscattando l’errore su Pastore di Parigi e dimostrando che certe storie sono sempre circolari. C’è altra Champions per Mourinho quest’anno, troppi nemici ancora in giro (il Real, probabilmente Guardiola, forse il Barcellona) per lasciare il ring già all’inizio di aprile. A questi livelli era scritto che una qualificazione, pendente verso Parigi dopo l’andata, sarebbe stata più che sofferta. Mourinho aveva dato il primo giro di giostra indovinando una sostituzione forzata: fuori l’acciaccato Hazard dopo nemmeno venti minuti, dentro Schurrle per dare maggiore incisività alla fase offensiva, ché tanto la creatività era comunque garantita da Willian più che da Oscar, che ha smesso di crescere ormai da un po’. Rapidamente ridisegnata la squadra, José viene premiato dal necessario gol del vantaggio (era una gara a cronometro, guai ad arrivare all’intervallo sullo 0-0): Ivanovic, uno che ha faccia e muscoli da cattivo di 007, partorisce una rimessa laterale da pesista, David Luiz la prolunga chinandosi e colpendo di schiena (così ingannando i francesi), Schurrle la chiude in porta con affidabilità tutta tedesca. Quattro cartellini gialli nel primo tempo, più un altro paio risparmiati, segnalano la qualità tecnica di un match in cui molti cercano l’uno contro uno in dribbling (e fatalmente i calcioni volano). Il Psg era uscito dai blocchi con una missione molto chiara stampata in fronte, non farsi mai chiudere all’angolo, e quindi giocava compresso in pochi metri come una molla pronta a scattare; Lavezzi soprattutto, baciato da una condizione atletica strepitosa, aspettava il pallone al limite della sua area per partire all’avventura. Ma nel continuo mix mourinhano fra tattica — David Luiz regista è un azzardo che paga — e caciara, Blanc si perde; e, dopo gli elogi della gara d’andata, è giusto segnalare il passaggio a vuoto di Verratti, sostituito dopo aver perso un pallone che a inizio ripresa porta prima alla traversa di Schurrle e poi, sugli sviluppi della stessa azione, a un altro legno timbrato da Oscar su punizione.

Cavani male Prima che Ba trovi la strada lastricata di gloria nell’inferno finale, Parigi distilla finalmente le chance per spegnere il prevedibile incendio degli ultimi 10’: ma gli splendidi lanci di Cabaye non vengono trasformati da Cavani che colpisce bene, ma un filo alto, entrambe le volte. Ibrahimovic scuote la testa, seduto dietro ai compagni, in tribuna. Il suo amaro destino in Champions sta per compiersi un’altra volta, e lui non ci può fare nulla.

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