Riforme, valanga di emendamenti Renzi: al Pd chiedo lealtà e poche ferie

MATTEO RENZI

«Vi chiedo lealtà non a me, ma al Paese. Non sono qui a imporre le mie idee, ma a chiedervi un impegno deciso e decisivo per il Paese. Gli italiani ci hanno dato il 40,8%, un risultato che ci inchioda a una responsabilità enorme, quella di cambiare l’Italia sul serio e davvero. Se non lo facciamo in tempi stretti tradiamo il Paese, basta discutere di commi e articoli». Matteo Renzi alla nove e mezzo di sera affronta il nodo dei senatori ribelli davanti all’assemblea dei parlamentari democrat. Lo fa con un appello, ma anche con un’apertura in diretta streaming: «Sono pronto a governare il Partito anche con chi non la pensa come me, a condizione che sui tempi e sull’urgenza la pensiamo come gli italiani. Dopo trent’anni di chiacchiere, non c’è un minuto da perdere: siamo davanti a un bivio, la prossima settimana il dibattito deve arrivare a conclusione con un voto. Poi al congresso del 2017 tireremo le somme, ma di certo sono ingiuste le accuse di autoritarismo contro il sottoscritto».
I RIBELLI NON INTERVENGONO

Renzi, che conferma le elezioni nel 2018 («fino ad allora vogliamo continuare a bisticciare o vogliamo cogliere l’opportunità?»), difende il patto con Silvio Berlusconi e il tentativo di confronto con Beppe Grillo: «Dialogare con tutti è l’Abc della democrazia. Noi non facciamo l’errore di fare le riforme a colpi di maggioranza. E affrontiamo la fatica di confrontarci anche con chi non è d’accordo. Anche con i Cinquestelle che hanno insultato le nostre donne». Il premier illustra poi il programma dei «mille giorni», parla della riforma del lavoro invocando la fine «del derby ideologico», chiede a tutti i democrat di «fare poche ferie» per svolgere «il tanto lavoro parlamentare da fare». Nessun dissidente prenderà la parola.
Ma la partita che si gioca in Senato è tutt’altro che facile. Sul testo, frutto del “Patto del Nazareno”, si è abbattuta una vera e propria valanga di emendamenti: settemila. La maggior parte sono targati Sel, ma alcuni sono anche dei dissidenti del Pd e di Forza Italia. Ciò vuol dire che sta per esplodere una battaglia ostruzionistica e il governo dovrà affrontarla senza l’arma della questione di fiducia: molto difficilmente Forza Italia potrebbe appoggiarla.
Di buon mattino si erano radunati i senatori del Pd per votare sul testo, in modo da sancire la posizione ufficiale del partito. I 16 dissidenti hanno preferito non partecipare al voto, il gesto è stato interpretato come espressione della volontà di confronto. Ma quando alle 20 sono scaduti in termini, i 16 hanno depositato 55 emendamenti per il Senato elettivo.
IL COLLOQUIO CON NAPOLITANO

Ancora più inaspettato l’atteggiamento dei dissidenti di Forza Italia e Gal (un gruppo satellite). Alla riunione tenuta con Silvio Berlusconi, dove avrebbe parlato solo il leader, nessuno ha fiatato. Ma da essi sono piovuti addirittura mille proposte di modifica. Un annuncio di ostruzionismo, una vera sfida alla leadership di Berlusconi e al governo, cui a sorpresa si è unita la Lega.
In mattinata Renzi era salito al Quirinale. Con Napolitano il premier ha parlato del rischio-ingorgo, visto che in Senato sono numerosi i decreti e i provvedimenti in scadenza. E hanno analizzato alcuni aspetti della riforma costituzionale, per mettere il testo al riparo da qualsiasi eccezione di costituzionalità. «Tecnicalità», le hanno definite i collaboratori di Napolitano. Traduzione: problemi non insormontabili, ma risolvibili con alcune correzioni al testo della riforma.

Il Messaggero