Riforme, Renzi va allo scontro e alla conta: in aula senza l’ok delle minoranze

Senato

A Palazzo Madama è partito il count down: il premier Matteo Renzi va allo scontro e alla conta in aula sulla riforma costituzionale di Senato e Titolo V. Su richiesta del gruppo Pd approvata con i voti dei gruppi di maggioranza, la conferenza dei capigruppo presieduta da Pietro Grasso ha infatti autorizzato la trasmissione direttamente in aula, già da domani, dell’esame della riforma costituzionale saltando esame e voto della commissione Affari Costituzionali. Una decisione presa meno di un’ora dopo l’annuncio di Roberto Calderoli del ritiro della gran parte della decina di migliaia di emendamenti che avevano seppellito in agosto la possibilità di esame in commissione, (insieme alle ferie dei funzionari). Le opposizioni hanno gridato al colpo di mano, denunciando come “forzatura inaccettabile” quella di Governo e Pd, avallata da Grasso. E annunciano scintille e barricate nei lavori parlamentari in aula. “Abbiamo chiesto a Grasso – ha difeso la posizione di Renzi il capogruppo Pd Luigi Zanda- di calendarizzare il ddl sulle riforme subito in aula del Senato, anche in concomitanza del ritiro da parte del senatore Calderoli dei suoi 550mila emendamenti perchè consideriamo una manovra politica i suoi emendamenti, il loro ritiro e anche la richiesta di un comitato ristretto.Il Parlamento ha esamianto per due volte il provvedimento, è ora di farla finita con questo andirivieni di emendamenti. Ne sono stati minacciati chissà quante migliaia anche per l’aula, non so cosa accadrà. Credo che l’aula sia la sede dove si esprima il massimo della democrazia del Paese, è la sede giusta e naturale”. “La maggioranza – ha protestato il capogruppo Fi Paolo Romani – ha operato una doppia forzatura inaccettabile. Il ritiro degli emendamenti da parte delle opposizioni e la richiesta di un comitato ristretto poteva preludere a un approfondimento ma nonostante questo atto di generosità verso la maggioranza questa ha ritenuto di chiedere comunque di andare in Aula e di chiudere addirittura la discussione generale mercoledì sera: è incomprensibile”. Nel dettagglio, secondo il calendario comunicato da Grasso , le riforme costituzionali saranno in Aula da domani mattina, dalle 9,30 alle 17 per proseguire nella seduta di venerdì, 9,30-17. La discussione generale proseguirà martedì con sedute dalle 9,30 alle 20 e si concluderà mercoledì con una seduta che inizierà alle 9,30 e potrà proseguire senza chiusura. Giovedì invece l’orario delle votazioni sarà no stop: tornerà quello 9,30-20. Il termine per gli emendamenti è fissato a mercoledì mattina alle 9. “Vogliono andare in aula solo perchè in commissione non hanno i numeri ma – ha profetizzato Calderoli – in numeri non ci sono neanche in aula”. Il premier Matteo Renzi con i suoi più stretti collaboratori Luca Lotti, Maria Elena Boschi e Lorenzo Guerini, sono ora attesi a sette giorni con il pallottoliere in mano, prima che lo show down sulle riforme (e sul governo) nell’aula di Palazzo Madama abbia inizio.

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