Riforme, Renzi rilancia: subito unioni civili e cittadinanza

MATTEO RENZI 4

«Unioni civili e ius soli, subito dopo le riforme costituzionali ed elettorali». Lo aveva promesso ed ora Matteo Renzi è deciso ad accelerare perché, sostiene, si tratta di argomenti «in cima al programma dei millegiorni». Si comincerà dal Senato – subito dopo il ddl anticorruzione – con il testo sulle unioni civili già incardinato in commissione e frutto dell’intesa raggiunta nella maggioranza che ricalca il sistema in uso in Germania. Alla Camera basterà attendere il varo delle riforme costituzionali, in agenda la prossima settimana, per incardinare lo ius soli ”temperato” per i figli di stranieri che hanno concluso un ciclo scolastico.
PROGRESSISTI
Due riforme che hanno fatto discutere le forze di maggioranza come i partiti d’opposizione ma che hanno il pregio di essere a costo zero, malgrado il grande impatto sociale. Due argomenti destinati a raccogliere in Parlamento maggioranze allargate che rischiano di creare ulteriori complicazioni alla linea dell’opposizione dura riproposta anche ieri mattina da Silvio Berlusconi. Lo scorso ottobre il Cavaliere, parlando alla Camera, schierò il partito sostenendo la linea dell’esecutivo. «La legge tedesca sulle unioni civili è il giusto compromesso tra le libertà di tutti e il rispetto profondo dei valori cristiani della famiglia», ebbe a dire l’ex premier. Stessa sintonia con Renzi sullo ius soli: «Era una nostra proposta», «siamo d’accordo e riteniamo che dare la cittadinanza ad un figlio di stranieri sia doveroso quando questa persona ha fatto un ciclo scolastico e conosce la nostra storia».
Resta da vedere se anche su questi due argomenti vale la linea espressa sull’Italicum o se piuttosto Berlusconi le giudicherà annoverabili tra le «riforme positive» evocate ieri anche per non doversela vedere con una fetta del partito che lo scorso ottobre lo costrinse ad ufficializzare a Montecitorio la posizione ”aperturista” di Forza Italia. In sostanza Berlusconi sa di dover fare i conti in materia con le posizioni progressiste della fidanzata Francesca Pascale e con la foto che lo ritrae ad Arcore insieme a Vladimir Luxuria.
Dalle mancate reazioni dei suoi risulta chiaro che la giornata trascorsa in famiglia a Pontassieve ha contribuito a rendere flebili le minacce berlusconiane. Renzi continua a pensare che alla fine il Cavaliere non strapperà e farà votare la riforma costituzionale che da domani si voterà a Montecitorio. Per la legge elettorale, che non cambierà, c’è più di un mese di tempo per ricucire prima dell’approdo in aula.
E’ comunque evidente che il presidente del Consiglio sembra divertirsi nel lavorare anche sulle contraddizioni dell’opposizione e di un pezzo di sinistra del Pd che, dopo l’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale e la rottura del patto del Nazareno decretata dal Cavaliere, sollecita un riequilibrio a sinistra dell’azione del governo. Modifiche alla legge elettorale non sono però all’ordine del giorno di palazzo Chigi così come è quasi impossibile una riscrittura del jobs act attraverso i decreti delegati. Uno spazio per dire e fare quel «qualcosa di sinistra» evocato a suo tempo da Nanni Moretti, il premier lo ha individuato nei diritti civili. Ovvero approvando due riforme attese da anni e sulle quali si è consumato un duro scontro ideologico.
Più o meno indifferente ai toni minacciosi che provengono dall’opposizione e da dentro la maggioranza – ieri è stata la volta di Scelta Civica – Renzi tira diritto sull’agenda di governo senza farsi imporre mediazioni e partendo da una sostanziale e ritrovata unità del Pd. A chi lo accusa di fare campagna acquisti replica sottolineando che la maggioranza non è mutata nei numeri. Anzi, sarebbe stato un errore non aprire le porte del Pd a chi lo ha lasciato di recente.

Il Messaggero