Riforme, Renzi: M5S ha paura del voto popolare Ed è scontro

MATTEO RENZI

«Riforme: dice Grillo che il nostro è un colpo di stato. Caro Beppe: si dice sole. Il tuo è un colpo di sole!»: così, il presidente del consiglio Matteo Renzi ha replicato all’ennesima querelle con Beppe Grillo, a colpi di tweet e post, replicando con una battuta alle accuse lanciate via internet dal leader pentastellato. Contro Renzi e la sua riforma costituzionale, ma anche contro il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. «Il M5S non ha paura di tornare alle urne per rilegittimare il Parlamento, anche domani se necessario. La minaccia di Renzie di nuove elezioni è una pistola scarica e lui lo sa», scriveva ieri Grillo, chiedendo le dimissioni del presidente della Repubblica: «Si chiama colpo di Stato. Mussolini ebbe più pudore, non lo chiamò ”riforme”. Il regista di questo scempio è Napolitano che dovrebbe almeno per pudore istituzionale dimettersi subito e con il quale le forze democratiche non dovrebbero avere più alcun rapporto». 
PD RICOMPATTATO

Un attacco verticale che ha sortito l’effetto di compattare il Pd, con il gruppo dei senatori a ricordare che se «per Grillo Napolitano è un golpista», ieri i suoi uomini erano al Colle «a lagnarsi», mentre Vannino Chiti commentava assai positivamente il referendum confermativo annunciato dalla ministra Maria Elena Boschi. 
E, soprattutto, l’invettiva di Grillo è stata indirettamente smentita, come già accaduto in passato, dal vicepresidente grillino a Montecitorio, Luigi De Maio: «Il M5S chiede un incontro al Pd, chiede di parlare di riforme, di andare alla sostanza, di avere delle risposte sulle preferenze e sull’immunità. Il Pd dice: vi facciamo sapere e poi cosa otteniamo? La tagliola al Senato. Ci ripensino, aprano sui temi importanti come il Senato elettivo, l’immunità parlamentare, la riduzione dei deputati e dei loro stipendi e noi ci saremo», quasi rispondendo al capo dell’esecutivo che, in mattinata, domandava (sempre via twitter): «Dopo 4 voti in Parlamento, faremo un referendum. Perché le opposizioni urlano? Di cosa hanno paura? Del voto degli italiani?». 
PAUSA DI RIFLESSIONE

Per ora, dunque, la tensione tra maggioranza e opposizione resta alta, in attesa che il confronto sulla revisione della Carta riprenda in aula all’inizio della prossima settimana, quando i senatori saranno impegnati giorno e notte a esaminare e votare quasi ottomila emendamenti, un macigno posto da Sel sul cammino della riforma. «Ora c’è una pausa di riflessione. Quello che bisogna evitare è il muro contro muro. D’altra parte il ministro Boschi si è detta disponibile al confronto. L’ho detto in Aula: speriamo che il fine settimana porti consiglio», commentava ieri il presidente del Senato Pietro Grasso alla cerimonia del Ventaglio rivendicando con forza la sua imparzialità.
ALLARME NUMERO LEGALE

Intanto però le opposizioni fanno suonare un campanello d’allarme al momento del voto di fiducia sul dl competitività, che si svolge nel pomeriggio a Palazzo Madama: i sì sono 159 ma se non fosse per la presenza di ministri e sottosegretari (ben 11), non ci sarebbe stato il numero legale. Questo voto, con l’assenza dell’opposizione in Aula, è un chiaro avvertimento sulle riforme. Ma, assicurano dal governo, non scalfisce la convinzione di poter raggiungere l’obiettivo.

Il Messaggero