Riforme, ok al Senato “dei cento”. Governo apre il dialogo ma Lega e M5S lasciano l’Aula

Parlamento

Seppur a rilento, l’Aula di Palazzo Madama ha approvato l’articolo 2 del ddl di riforma costituzionale Boschi. E’ il cuore della riforma, che modifica la composizione del Senato e prevede che i membri siano in tutto cento: 95 scelti dai consigli regionali e cinque di nomina presidenziale. I sì sono stati 194, i no 26, otto gli astenuti. Assenti M5S e Lega, che hanno abbandonato i lavori in protesta contro il governo e il presidente di Palazzo Madama. Pietro Grasso, ancora una volta, ha applicato la tecnica del ‘canguro’ che ha permesso di far decadere altri 1300 emendamenti. Sono già state votate o accantonate con il ‘canguro’ 4504 proposte di modifica, su un totale di poco meno di ottomila. L’esame del dl dovrebbe proseguire domani e potrebbe anche essere posta, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, la fiducia. 

La rivolta delle opposizioni. Ma dopo la bagarre di ieri in Aula, con la senatrice Ncd Laura Bianconi portata in ospedale per un infortunio alla spalla, le opposizioni restano sul piede di guerra, nonostante il governo abbia aperto a modifiche concordate per gli articoli dal 3 al 40, che riguardano principalmente gli strumenti di democrazia diretta (referendum e leggi di iniziativa popolare) e l’ampliamento della platea per l’elezione del presidente della Repubblica. “Non si possono decidere le regole di convivenza, violando sistematicamente le regole parlamentari. Da un orrore istituzionale non può nascere una Costituzione”, hanno scritto un centinaio di senatori – tra cui la grande maggioranza degli esponenti di Sel, Lega, M5S e “ribelli” di Forza Italia come Augusto Minzolini – in una lettera in cui denunciano “la conduzione incerta dei lavori” e le “ingerenze e provocazioni” di Renzi. E all’orizzonte c’è un nuovo incontro tra il premier Renzi e Silvio Berlusconi, che dovrebbe tenersi la settimana prossima “per fare un check sullo stato di salute dell’accordo”, come spiegato dal capogruppo di Forza Italia al Senato Paolo Romani.

Governo avvia dialogo. Intanto, si lavora per porre fine al muro contro muro tra maggioranza e opposizione. Il premier Matteo Renzi ha ricevuto a palazzo Chigi i capigruppo di maggioranza al Senato. L’obiettivo è quello di arrivare al varo definitivo entro l’8 agosto. Renzi avrebbe concordato con i capigruppo di maggioranza di aprire a modifiche sull’immunità e sulla platea per eleggere il Capo dello Stato, purché le opposizioni pongano fine all’ostruzionismo. “Le riforme stanno andando avanti, sono molto soddisfatto e spero che il clima di dialogo consenta di recuperare e duri anche la prossima settimana che sarà conclusiva” ha affermato il premier in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, presentando lo “sblocca-Italia”. “Noi siamo disponibili a dialogare con tutti, partendo dal presupposto che l’Italia deve realizzare le riforme per acquisire credibilità all’estero. E poi la politica che riforma se stessa ha l’autorevolezza per chiedere agli altri attori sociali di non chiudersi in una difesa corporativista” ha detto il presidente del Consiglio. 

Boschi: “Pronti al dialogo”. In Aula è arrivata l’importante apertura del ministro Maria Elena Boschi, che ha dichiarato la disponibilità “a un dialogo e a un confronto su alcuni temi rimasti aperti”. “Con l’impegno di tutti – ha specificato – di proseguire poi i lavori con questa serenità”. L’obiettivo, come auspicato da alcuni senatori come il ‘dissidente’ dem Walter Tocci e Pierferdinando Casini, è quello di trovare una mediazione su alcuni temi, quelli che vanno dall’articolo 3 all’articolo 40 e principalmente incentrati su strumenti di democrazia diretta (referendum e leggi di iniziativa popolare) e ampliamento della platea per l’elezione del presidente della Repubblica. Per Sel si tratta “di un primo segnale di disponibilità da parte del Governo” e si dicono aperti al confronto.

Referendum confermativo in ogni caso. Le riforme, comunque, saranno giudicate dai cittadini. L’assicurazione è stata rinnovata anche oggi dal premier che per ‘blindare’ il referendum confermativo ha spiegato che “siamo disposti anche a prendere un impegno scritto in Parlamento. La maggioranza che sostiene questa riforma è disponibile, anche se avesse i numeri (ovvero il consenso dei 2/3 del Parlamento, ndr), a far mancare qualche numero” per lasciare l’ultima parola ai cittadini. Il ministro Boschi, intanto, ha incontrato i capogruppo di Sel e Lega e ha avuto un contatto via sms con i Cinque Stelle per verificare la disponibilità delle opposizioni. La Lega, che non sta partecipando ai lavori, resta però sulle barricate. “Se questo è il nuovo Senato meglio abolirlo”, dice il capogruppo Centinaio, che ha aggiunto: “Finalmente, dopo 17 giorni, hanno letto le nostre dieci proposte. Nei prossimi giorni ci daranno risposte concrete”. 

La protesta contro Grasso. La mattinata ha visto una nuova protesta delle opposizioni che hanno contestato il presidente del Senato Pietro Grasso, “colpevole” secondo loro di non aver assegnato loro tempo per intervenire in Aula. Lega, Sel e M5s hanno così deciso di abbandonare i lavori, lasciando i loro banchi vuoti. Lo stesso Grasso ha poi effettuato una mediazione e convinto le opposizioni a rientrare. Invito accolto da M5S e Sel, ma non dalla Lega Nord. Successivamente il M5S ha nuovamente abbandonato l’Aula poiché il ministro per le Riforme Boschi si sarebbe rifiutato di incontrare i senatori pentastellati. “Non parteciperemo mai più ai lavori sul ddl riforme” ha annunciato il capogruppo Petrocelli, che però ha specificato che non si tratta di un nuovo Aventino.

Dai Cinque Stelle parole dure contro il governo e la riforma: la senatrice Paola Taverna ha parlato di “leggi maledette” tese a “fregare i cittadini”. Un discorso che ha “commosso” Beppe Grillo: in un tweet ha definito “da brividi” l’intervento. In apertura dei lavori il presidente Pietro Grasso aveva stigmatizzato il comportamento dei senatori della Lega Nord, protagonisti dei tumulti di ieri a Palazzo Madama, annunciando un’istruttoria in merito. “L’ostruzionismo in atto al Senato non è contro le riforme, ma è contro l’Italia” ha affermato da Caserta il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che ha aggiunto: “Chi vuole praticarlo sappia, però, che gli italiani se ne stanno accorgendo”. 

Grasso contro la Lega: “Condotte inaccettabili”. Appena cominciata la nuova giornata di lavori, Grasso ha nuovamente stigmatizzato quelle che ha definito “condotte del tutto inaccettabili” che vanno “contro il decoro, minano la dignità” e sono “lesive” del Senato. Il presidente ha annunciato che il consiglio di presidenza ha “stigmatizzato e censurato” il comportamento di diversi senatori della Lega, a partire dal capogruppo, Gian Marco Centinaio. “Simili comportamenti – ha aggiunto Grasso – non saranno più consentiti”. E annuncia un’istruttoria sui fatti di ieri. I senatori questori individueranno le responsabilità dei singoli e irrogheranno “le più gravi sanzioni” previste dall’articolo 67 del regolamento. Il presidente del Senato ha salutato la senatrice Bianconi che questa mattina era già presente in Aula nonostante l’infortunio di ieri, “meno grave di quanto sembrava”. Ed ha annunciato la linea dura contro chi contesterà il suo operato: “Ho tollerato fin troppo, la mia gestione sarà giudicata non certo con queste modalità. Non accetto più allusioni alla conduzione della presidenza”.

Clima incandescente. In mattinata era ripresa la discussione sugli emendamenti al ddl Boschi. Terminato l’esame degli emendamenti all’articolo 1, l’Aula è passata a illustrare gli emendamenti all’articolo 2, relativo alla composizione ed elezione del Senato. E subito scatta il ‘canguro’, la tecnica che permette di far ‘cadere’ emendamenti analoghi a quelli già bocciati: questa volta sono stati soppressi 1.295 emendamenti con un salto di oltre 560 pagine, cosa che ha provocato la reazione del M5s: “Di fronte a questa conduzione dei lavori non parteciperemo più a nessuna votazione e ai lavori dell’Aula” ha annunciato il capogruppo 5 Stelle, Vito Petrocelli, indossando subito dopo sulla bocca un bavaglio tricolore. I senatori pentastellati stanno protestando silenziosamente in Aula estraendo la scheda al momento del voto “per rimarcare la mancata corretta applicazione del regolamento da parte del Presidente Grasso sull’emendamento per la riduzione dei parlamentari”. 

Alla protesta dei pentastellati si è aggiunta quella di Lega e Sel, che hanno deciso di abbandonare i lavori. “Il presidente del Senato Grasso mi ha tolto la parola come relatrice di minoranza sulla riforma. E’ un fatto gravissimo e inaccettabile”, ha denunciato la capogruppo di Sel, Loredana De Petris, annunciando che “se Grasso non ripristina un clima di confronto democratico, Sel lascerà subito i lavori dell’Aula”. Grazie però ad una mediazione portata avanti dallo stesso presidente Grasso la protesta di Sel e M5s è terminata dopo circa un’ora. “Per le riforme costituzionali c’è bisogno di tutti, naturalmente nei tempi consentiti” ha detto la seconda carica dello Stato rientrando in Aula. La Lega invece ha scelto di non rientrare, come spiegato in Aula dalla senatrice leghista Patrizia Bisinella, che resterà in Aula solo “per appoggiare gli emendamenti”.

Grillo contro Grasso: “E’ un grigio funzionario”. E Beppe Grillo dal blog rincara la dose contro il presidente di Palazzo Madama. Grasso “è un grigio funzionario governativo incaricato di fare del regolamento stracci per la polvere. Un qualsiasi Oblomov (il personaggio di Goncharov) dimessosi dal suo posto di funzionario per timore del rimprovero del suo capoufficio a causa di un piccolo errore commesso”. Questo si legge in un post dal titolo “il funzionario Grasso” a firma Aldo Giannuli. Durissimi gli attacchi a Grasso: “Se il presidente di una società per azioni gestisse così una assemblea avrebbe ottime probabilità di finire in galera, per il Senato questo non vale. Fanno bene a tenersi l’immunità…” scrive ironicamente Giannulli, che conclude: “Ma vi rendete conto che uno con questo rispetto delle norme, oltre che essere presidente del Senato, è stato capo della Procura nazionale antimafia?!”.

LA REPUBBLICA