Riforme, Napolitano pessimista L’ipotesi di lasciare in anticipo

GIORGIO NAPOLITANO

Il volto sorridente e rassicurante di Maria Elena Boschi non è riuscito a tranquillizzare Giorgio Napolitano. Il ministro per le Riforme al Quirinale è salita ieri pomeriggio con Matteo Renzi. Oggetto dell’incontro le riforme costituzionali e la legge elettorale. Varato il Jobs act e prossima al voto anche la legge di stabilità, nel programma del premier, concordato a suo tempo anche con il Capo dello Stato, ci sono le riforme di sistema. Quelle riforme costituzionali che i leader dei partiti politici si impegnarono a varare rapidamente quando in processione andarono dal Capo dello Stato per chiedergli il sacrificio di un secondo settennato.
PASSO
Malgrado le promesse, e il voto al Senato delle riforme costituzionali e alla Camera dell’Italicum, ora si rischia la palude per la difficoltà dei principali contraenti del patto del Nazareno, Renzi e Berlusconi, di controllare i gruppi parlamentari. Durante l’incontro Renzi ha fatto di tutto per rassicurare il presidente della Repubblica e in serata è anche andato al Tg1 ufficializzando in diretta che sulla legge elettorale «siamo ad un passo dalla chiusura». Ma è proprio quell’ultimo passo che preoccupa il presidente della Repubblica perché la sinistra del Pd, dopo aver subito il Jobs act, prepara la rivincita sulla legge elettorale forte dell’impossibilità da parte del premier di minacciare il voto di fiducia. Problemi analoghi li ha Berlusconi, alle prese con un risultato elettorale disastroso che ha riaperto lo scontro con l’ala che fa capo a Raffaele Fitto. Renzi a chi lo accusa di volere la legge elettorale per andare al voto, continua a capovolgere il problema («è senza le riforme che il voto si avvicina») e ciò è emerso ieri pomeriggio con netta evidenza. Il Capo dello Stato anche di recente ha smentito l’esistenza di una data certa per le sue dimissioni, ma ieri pomeriggio l’impazienza di Napolitano per un possibile prolungarsi dei tempi delle riforme se non per un definitivo insabbiamento, è emersa con forza. Un pessimismo che ha lasciato si riaffacciasse l’ipotesi di un addio del Capo dello Stato anche prima della fine del semestre europeo e a ridosso del Natale. Raccontano che Renzi abbia evitato di approfondire l’argomento. Interesse del Rottamatore è quello di chiudere la partita della legge elettorale prima dell’elezione del nuovo capo dello Stato, ma le preoccupazioni espresse da Napolitano sulla necessità di individuare «percorsi condivisi» e di portare avanti parallelamente sia la riforma elettorale come le riforme costituzionali, sono indice di un timing che si considera di fatto saltato. La fatica del secondo settennato è stata sottolineata più volte da Napolitano ma i partiti, presi dalle beghe interne, non sembrano prenderla in considerazione. Così riprende quota la possibilità che Napolitano decida di lasciare molto presto e prima che la partita della legge elettorale si aggrovigli. Un modo per lasciare ai partiti la responsabilità dell’empasse e consegnare al suo successore la valutazione sul destino della legislatura. Ieri pomeriggio il presidente del Consiglio avrebbe fatto di tutto per rassicurare il Presidente sulla «volta buona». Il 19 dicembre, dopo il varo della legge di stabilità, «porteremo la legge in aula», ma in commissione si lavorerà anche durante la sessione di bilancio visto che si tratta di una legge che non dà luogo a spese. Renzi punta molto sul capogruppo del Pd Luigi Zanda e sulla presidente di commissione Anna Finocchiaro, ma le resistenze aumentano. Due i nodi ancora aperti sui quali il Ncd e la sinistra del Pd ora insistono: i capolista bloccati e la possibilità dei partiti più piccoli di apparentarsi al secondo turno. Novità sulle quali gigioneggia anche il Cavaliere aprendo prima a Salvini e poi ad Alfano. Berlusconi non vuole sfilarsi dal patto del Nazareno, ma fa di tutto per rinviare la legge elettorale in modo da inserirla nella trattativa per il Quirinale.
OTTIMISMO
Tutto ciò è ovviamente noto al Capo dello Stato che nelle meline e nelle dispute interne dei partiti non intende entrare anche se è consapevole, visto quanto accaduto nel 2013, dei rischi che corre il Paese. Ovviamente ad uno stato d’animo del Presidente non particolarmente ottimista, Renzi ha opposto molteplici rassicurazioni sulla durata della legislatura e sul rispetto del timing che prevede il varo dell’Italicum entro l’anno al Senato mentre alla Camera la commissione licenzierà il testo delle riforme costituzionali. Un cronoprogramma che permetterebbe al premier di affrontare la corsa al Quirinale con qualche munizione in più e, ovviamente a Napolitano di lasciare con qualche delusione in meno.

Il Messaggero