Riforme, Mattarella «stupito» da Salvini

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A differenza degli aventiniani del ’24, che non trovarono nessuno pronto ad ascoltarli men che meno a riceverli, agli aventiniani di oggi è andata più che bene: ricevuti al Quirinale in quella che è stata la vera entrée politica di Sergio Mattarella. Ma le sorprese non si fermano qui. Quando al Quirinale hanno appreso che Matteo Salvini, leader della Lega, non intende salire al Colle per incontrare il Presidente, e per di più con parole poco urbane del tipo «che ci vado a fare da Mattarella? Che gli devo chiedere, il numero del suo parrucchiere?», il Quirinale ha informato che la cosa è stata accolta con «stupore» dal Presidente. Replica di Salvini: Mi stupisco dello stupore… Spero che il Quirinale sia preoccupato per la situazione in Libia, non per l’agenda di Salvini». In realtà ieri Mattarella si è posto in educato ascolto con tutti gli interlocutori, ma con fermezza, l’impronta della sua presidenza comincia a farla capire.
IL DOCUMENTO FORZISTA

Quando a varcare la soglia del Quirinale è stato Renato Brunetta, il primo della serie, non si sa se il Presidente gli abbia detto «e gli altri?», «tutto qua, sono io da solo», non ha potuto che rispondere il capogruppo forzista, che in effetti si è recato al Colle senza compagnia, senza lo straccio di un accompagnatore, niente, ha fatto tutto da solo. Così come da solo pare abbia vergato il voluminoso documento in ben 25 punti consegnato al Presidente, volto a denunciare l’attentato alla Costituzione perpetrato, a detta di Brunetta, da quel bischero del premier Matteo Renzi. A sollevare critiche e polemiche non sono stati gli avversari, bensì gli stessi deputati forzisti, che non hanno disdegnato di far sapere alle agenzie che non sapevano di Brunetta solitario al Colle e, soprattutto, di un testo in 25 punti «non si sa discusso dove, con chi e da chi», come dice ad esempio Giovanni Mottola, berlusconiano d’antan. «Quel documento non è noto a nessuno e di certo non è stato concordato con il gruppo», rincara Massimo Parisi, forzista di fede verdiniana. Perplessi e critici anche i fittiani. «Abbiamo assistito a un uomo solo al comando che se ne va soletto al Quirinale con 25 punti mai discussi e che non rappresentano le doglianze da noi espresse», la rasoiata di Maurizio Bianconi. Brunetta, comunque, non si è dato soverchio pensiero delle critiche dei suoi stessi adepti, e al termine del colloquio di mezzora con Mattarella ha informato che «il Presidente ha auspicato che il dialogo tra maggioranza e opposizione possa riprendere, userà tutti gli strumenti previsti dalla Costituzione per ripristinare un clima di collaborazione».
Tutt’altro che solo, anzi ben accompagnato, il secondo leader ricevuto al Colle, Nichi Vendola, che si è diligentemente presentato con i capigruppo Scotto e De Petris. I tre hanno sollevato «problemi sociali», hanno consegnato a Mattarella la lettera di sfratto di un cittadino, e non hanno ovviamente mancato di stigmatizzare «l’attacco al Parlamento» operato dal solito Renzi che per di più «vuole governare con continui colpi di mano». Anche la delegazione di Sel non ha lasciato cadere l’invito a riprendere quanto prima il dialogo in Parlamento. Tanto più che anche Beppe Grillo ha cominciato a mostrare segni di apertura, pubblicando sul suo blog uno scambio di messaggi con il Presidente, al termine dei quali ha annunciato che salirà anche lui al Quirinale «in settimana», per concludere con un vistoso «la ringrazio, Presidente».
I più interessati alla ripresa del dialogo con i neo aventiniani stanno a palazzo Chigi, dove è già al lavoro il genio pontieri. Renzi ha steso la sua tela per un rientro a breve di buona parte delle opposizioni dissidenti. Il grimaldello sarà la politica estera: «C’è già una condivisione larga su come affrontare la crisi libica», spiegano. Conclusione: complice la Libia, Renzi sta per aprire il suo quarto forno per proseguire spedito sul cammino delle riforme.

Il Messaggero