Riforme, linea dura di Renzi: seduta-fiume alla Camera

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«Non possiamo farci bloccare da una minoranza». La strigliata di Matteo Renzi arriva di mattina presto e il premier, prima con il ministro Boschi e poi con il capogruppo Speranza, la mette giù pesante: «Se non si fanno le riforme costituzionali e la legge elettorale per me la legislatura è finita». Le conclusioni tratte dal Rottamatore non suonano nuove ma mantengono inalterata la carica di efficacia. La stessa – sostengono a largo del Nazareno – che a suo tempo contribuì a convincere Silvio Berlusconi ad accettare i tempi stretti per l’approvazione dell’Italicum. La prospettiva di una seduta fiume si materializza nel primo pomeriggio di ieri al punto che la presidente della Camera, Laura Boldrini, chiede ai gruppi di mettersi intorno ad un tavolo. Il ministro Boschi tratta con FI, il capogruppo Speranza con la Lega e il sottosegretario Lotti con il M5S. A notte l’accordo si trova con FI e Lega che ritirano tutti i sub emendamenti ma non con i grillini malgrado Ettore Rosato offra ai pentastellati anche lo slittamento a marzo del voto finale. La seduta si interrmpe più volte per ripulire il testo dai sub-emendamenti, ma la seduta diventa fiume e costringe i deputati a restare sui banchi per tutta la notte e oltre.
CAOS
Renzi non molla e l’irritazione del presidente del Consiglio per le tattiche ostruzioniste silenzia la minoranza Dem e spinge i gruppi di opposizione a trattare, ma le posizioni risultano subito molto distanti. I più turbati e indecisi sono i deputati di FI i quali nel pomeriggio sono usciti dall’incontro con Berlusconi con le idee più confuse di prima. «Su riforme e Italicum decideremo alla fine – sostiene il Cavaliere – nel frattempo votiamo ciò che ci piace».
In sostanza un tana libera tutti che rende vuote le minacce del capogruppo di FI a Montecitorio mentre il gruppo azzurro vota in ordine sparso per tutta la giornata. Renzi ha fretta. Il meccanismo che permette a Montecitorio di presentare sub-emendamenti ad ogni inizio seduta sulle leggi costituzionali, rischia di paralizzare per sempre la riforma e di mandare in stallo tutta l’attività del governo.
OPA
Le riforme rappresentano per Renzi il biglietto da visita in Europa e oggi intende presentarsi a Bruxelles non certo meno forte perché il Patto del Nazareno è saltato. «Le riforme le portiamo a casa, questa è la volta buona», ripeta in serata il premier ai microfoni di Sky. Lo sfoggio di ottimismo deve però fare i conti con i regolamenti della Camera che non prevede ”canguri” e accorpamenti di emendamenti.
ISTINTO
Con Berlusconi Renzi continua ad andarci cauto e alterna il bastone della riforma del settore radiotelevisivo o dei 50 milioni in più da pagare per le concessioni, alla carota rappresentata dal rinvio a maggio della norma del 3%. Renzi è convinto che l’abito del padre della Patria che dà i suoi voti per rinnovare le istituzioni sia l’unico che possa indossare il Cavaliere stretto tra la morsa di Salvini che ha lanciato un pesantissima opa sul centrodestra, e la minoranza guidata da Raffaele Fitto che rappresenterà pure l’1,3%, ma che da sola è in grado di appannare la leadership dell’ex presidente del Consiglio.
Il Cavaliere, in vista anche delle elezioni regionali, non sembra voler far passi indietro ma ha messo da parte la «deriva autoritaria» e ai gruppi fa votare un documento molto morbido nei confronti delle riforme. Il sospetto che Berlusconi voglia rimettersi al tavolo con Renzi per siglare un nuovo patto tiene in allarme Fitto, ma in realtà è solo un modo che il Cavaliere ha per tenere unito il partito. Sull’istinto di sopravvivenza del Parlamento Renzi conta molta e non ne fa mistero. A temere il voto anticipato sono soprattutto coloro che contestano le rispettive leadership e stavolta, a differenza di quando spuntarono i Responsabili, il partito di maggioranza non deve andarsi a cercare nuovi Stabilizzatori: si offrono da soli.

Il Messaggero