Riforme, il premier cerca l’accordo nella maggioranza e va da Napolitano

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ROMA Alla vigilia del Consiglio dei ministri che ha all’ordine del giorno lo Sblocca Italia, le linee guida della riforma della giustizia e, fino alla serata di ieri, aveva anche quelle della scuola, Matteo Renzi è salito al Quirinale per illustrare in un’ora e mezzo a Napolitano le misure che il governo si accinge a prendere all’inizio del programma dei ”mille giorni“ e a 48 ore dall’atteso Consiglio europeo che dovrà decidere sulle nomine al vertice della commissione Ue e sulla flessibilità delle politiche economiche dell’Unione.
INSODDISFAZIONE NCD
La situazione è però ancora tutt’altro che definita all’interno della stessa maggioranza che appare in fibrillazione su temi fondamentali del programma, come la giustizia e l’istruzione, sui quali Renzi punta da tempo per l’immagine del proprio esecutivo. Ed è proprio sulla giustizia che il Nuovo centrodestra tende a mettere i suoi paletti rispetto al pacchetto definito dal Guardasigilli Andrea Orlando, che non soddisfa il partito di Alfano in punti niente affatto secondari, individuati dallo stesso ministro dell’Interno, in un incontro con lo stato maggiore del Ncd, nelle intercettazioni, la riforma del Csm, i tempi di prescrizione e la responsabilità civile dei magistrati, oltre che nella separazione dei provvedimenti sul civile e sul penale che il Nuovo centrodestra vorrebbe procedessero in tandem. Sugli stessi temi sono puntati i riflettori di Forza Italia, dove – sia pur cercando di tenere un basso profilo in seguito all’ammonimento di Berlusconi a salvaguardia del patto del Nazareno – non si nasconde che il pacchetto messo a punto dal ministro Orlando non piace a nessuno. Pur cercando di attenersi alla strategia ”wait and see“ consigliata dal Cavaliere, è il Mattinale a parlare di «ipotesi di riforma assolutamente inaccettabile. Non abbiamo alcuna voglia di far guerre, ma – prosegue la nota quotidiana che fa capo a Renato Brunetta – ce n’è una che dobbiamo combattere ed è quella per una giustizia giusta ed efficiente».
Sono poi i problemi non risolti del pacchetto istruzione, in particolare sulla copertura finanziaria, a consigliare nella serata di ieri al governo lo slittamento della presentazione delle linee guida della riforma, sulle quali era stato lo stesso Renzi a suscitare una notevole aspettativa. D’altra parte, sulla scuola, era stato lo stesso premier a invitare ieri mattina, con un presago twitt, ad aspettare, prima di esprimere commenti, la presentazione della riforma.
PROVVEDIMENTI SIMBOLICI
Il lavoro di Renzi si è quindi concentrato ieri – oltre che in continui contatti telefonici con il Guardasigilli, in vista di provvedimenti, come quello sul dimezzamento delle ferie dei tribunali, definiti dallo stesso premier «simbolici ma importanti» – in un lungo vertice a palazzo Chigi sullo Sblocca Italia con i ministri dell’Economia e delle Infrastrutture a cui si sono aggiunti il sottosegretario Delrio e la ministra delle Riforme Maria Elena Boschi.
L’economia resta tuttavia il terreno di scontro più aperto con le opposizioni, sia quella senza sconti della Lega che, a proposito degli 80 euro, continua a parlare, di «mancia elettorale senza alcun effetto sui consumi e sulla ripresa», sia quella un po’ più felpata di FI che, con Daniele Capezzone, osserva, «con rammarico, come le politiche economiche messe in atto dal governo siano state finora tutte sbagliate».

IL MESSAGGERO