Riforme, il Ddl in Senato: bocciate le pregiudiziali tra le proteste

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Primi voti al Senato per le riforme costituzoinali. L’aula di Palazzo Madama respinge le pregiudiziali presentate dalle opposizioni, con la minoranza del Pd che vota assieme alla maggioranza. Le opposizioni protestano, ma a segnare la giornata è il nuovo capitolo dello scontro che contrappone il premier Renzi al presidente del Senato Pietro Grasso.

I primi due voti dell’aula hanno rigettato in blocco le pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’opposizione e la richiesta di rinvio del disegno di legge in Commissione: 171 i “no” e 99 i sì, con una differenza di voti molto ampia, che ha spinto i senatori della maggioranza del Pd (Andrea Marcucci, Francesco Scalia, Francesco Verducci) a dichiararsi ottimisti. L’ampiezza di questi numeri potrebbe essere decisiva per convincere almeno parte dei 28 dissidenti della minoranza Dem ad appoggiare il Ddl Boschi. : anche perchè in aula verranno presentati alcuni emendamenti che recepiscono diverse richieste importanti non solo della minoranza del Pd, ma anche di Lega, Fi, M5S e Sel.

Il M5S e Forza Italia si appellano a Mattarella – Fino a questo momento però le opposizioni non fanno sconti. Roberto Calderoli continua a minacciare 10 milioni di emendamenti, e tanto il M5S (con il blog di Grillo) quanto Forza Italia (con Maurizio Gasparri e Andrea Mandelli), si sono appellati al presidente Mattarella, che però durante la fase parlamentare di una legge non può pronunciarsi. I senatori del M5S hanno anche deciso per protesta di fare un “Aventino” a tempo indeterminato in Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama.

Nuovo scontro tra Renzi e Grasso – A rendere tutto più complicato è arrivato il nuovo scontro tra Matteo Renzi e il presidente del Senato. Tutto è partito da una battuta riferita da un quotidiano e smentita in mattinata dal premier: quella secondo la quale Renzi, in caso di impasse, vorrebbe abrogare il Senato per farne un museo. Poche ore dopo la smentita, però, Renzi ha dato una risposta più sfumata a chi gli chiedeva se è vero che il governo, di fronte a un’eventuale decisione di Pietro Grasso di far votare gli emendamenti all’articolo 2, presenterebbe un contro-emendamento che introduce il monocameralismo e abolisce il Senato: “Se il presidente del Senato riaprirà la questione dell’articolo 2 ascolteremo le motivazioni e decideremo di conseguenza”, ha detto il premier. Nel pomeriggio Grasso ha replicato, ma scegliendo un registro diverso: “Coltivo la remota speranza – ha detto – che la politica possa far sua la capacità di fare del confronto leale e della comprensione reciproca la modalita’ principale della sua azione, piuttosto che far trapelare la prospettiva che si possa fare a meno delle Istituzioni relegandole in un museo”.

Rischio milioni di emendamenti – Il tentativo è di ricondurre il confronto sui binari della normalità. La preoccupazione di Grasso, ma anche dei capigruppo della maggioranza in Senato, è che si arrivi a uno scontro totale in Aula. Già l’ipotesi di milioni di emendamenti (il termine scade mercoledì) bloccherebbe per una settimana i lavori solo per consentire di metterli in ordine: a rischio sarebbe la scadenza del 15 ottobre. Per questo molti si attendono una riapertura del confronto, a partire dalla Direzione del Pd convocata lunedì da Renzi per discutere di riforme.

TGCOM