Riforme: governo supera voti segreti Il M5S contro Pietro Grasso

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L’Aula di Palazzo Madama ha approvato l’art.7 del ddl Boschi, quello relativo ai titoli di ammissione dei componenti del Senato. Il governo ha superato anche i primi due voti segreto sull’art.10 sul procedimento legislativo. In serata, è stato approvato l’intero articolo. Opposizioni in subbuglio. Il capogruppo M5S Gianluca Castaldi ha attaccato il presidente del Senato Pietro Grasso: “Lei come arbitro Moreno”.

Il “peso” dei verdiniani – Soddisfatta la maggioranza del Pd. Gli addetti ai lavori parlano di una “fisiologica” perdita di numeri sui voti segreti: il primo respinto con 153 no e 131 sì (e 3 astenuti), il secondo con 154 no e 136 sì (e 5 astenuti). Una “perdita” che, salvo le 2-3 eccezioni già registrate in questi giorni, la minoranza Pd non imputa ad un suo rinnovato malcontento mentre più di un esponente dem osserva come il balletto dei numeri (con una maggioranza che sul voto palese ha viaggiato su quota 165) potrebbe essere stato orchestrato dai verdiniani con l’obiettivo di “far sentire” il loro peso.

Più alta, infatti, è stata l’asticella della maggioranza sui voti finali ai due articoli approvati: sul 7 i sì sono stati 166, i no 56 e gli astenuti laddove sul 10 i favorevoli sono stati 165, i contrari 107 e sempre 5 gli astenuti.

Minoranza Pd compatta – A parte Corradino Mineo e Walter Tocci, anche oggi critici con Renzi, la minoranza Pd, impegnata nei contatti con governo e maggioranza per sciogliere i due nodi chiave ancora rimasti è risultata compatta: l’adeguamento della norma transitoria alla modifica intervenuta sull’elettività dei senatori e la platea degli elettori del presidente della Repubblica. “Abbiamo registrato delle aperture” spiega in serata un esponente della sinistra Pd laddove fonti della maggioranza restano prudenti su un cambio della norma transitoria, considerato piuttosto delicato dal punto di vista tecnico e ‘sostituibile’ con la previsione, in tempi brevi, di una legge quadro che codifichi quella “scelta” dei senatori/consiglieri da parte dei cittadini disciplinata dall’art.2.

Sull’art.21 relativo all’elezione del capo dello Stato, invece, è il sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti a sottolineare come sia “possibile” una sua modifica, “recependo le istanze e le proposte dell’opposizione”. Il punto di caduta potrebbe essere l’allargamento della platea ai delegati regionali, come attualmente previsto dalla Carta, che si aggiungerebbero così ai deputati e ai 74 senatori/consiglieri.

Al Quirinale la linea non cambia e resta quella secondo la quale, finché il governo non va sotto, non si può dire che non ci sia una maggioranza. Non si tratterebbero perciò, come indicato da alcuni, di riforme di minoranze perché se il governo Renzi ponesse la fiducia, con tutta probabilità la otterrebbe. Quelle in atto, si osserva ancora, sono votazioni sulla riforma costituzionale che attendono, in ogni caso, al gioco parlamentare. Osservazioni, queste, che potrebbero far cadere nel vuoto un eventuale appello delle opposizioni (in concreto una richiesta di incontro su questo tema), le quli, allo stesso tempo, sono ancora divise su un eventuale Aventino: la Lega è tra le più convinte mentre FI sottolinea come sia “un’esperienza che non condividiamo”.

Ma la giornata a visto finire il presidente del Senato sotto accusa. Il capogruppo della Lega, Gianmarco Centinaio dice: “Ho notato che il presidente Zanda le ha dettato le condizioni del Pd, alle quali bisognerà sottostare per potere andare avanti a ragionare in quest’ Aula. Zanda le ha dettato le condizioni”. Rivolgendosi poi al senatore Pd Francesco Russo che gli ricorda gli 85 milioni di proposte di modifica di Calderoli, Centinaio si è fatto più aggressivo. “Zitti! Così dovete stare: Zitti!”, ha ripetuto portandosi il dito sulla bocca. Il capogruppo della Lega ha infine concluso: “Concordo con i capigruppo che mi hanno preceduto quando dicono che bisogna parlare di merito. Bene, si parli di merito di questa riforma, ben sapendo però che stiamo solo facendo una operazione accademica e non cambierà assolutamente nulla”.

Invita al rispetto delle reciproche posizioni il presidente dei senatori FI, Paolo Romani: “Siamo, quindi, nella condizione, nei prossimi dieci giorni, di formulare proposte di modifica rispetto al testo che abbiamo all’esame. O lo facciamo a suon di regolamenti, come fino ad oggi è avvenuto, votando emendamenti assolutamente inutili e non entrando minimamente nel merito dei temi che ci interessano, oppure facciamo una pausa di riflessione per capire se riusciamo a entrare veramente nel merito”. Romani si è poi rivolto al presidente del Senato Pietro Grasso e agli altri capigruppo affinché si comunichi al gruppo del Movimento 5 Stelle, “che si sta riunendo in questo momento” durante la seduta d’Aula “che domani sono previste due ore nelle quali i gruppi che lo hanno richiesto possano riunirsi. Sarebbe “un segnale di armonia, di volontà di trovare un percorso, un terreno comune di incontro, forse anche di scontro, ma sicuramente di dibattito”.

M5s: “Grasso come arbitro Moreno” – “Lei presidente Grasso gioca questa partita da arbitro, ma come l’arbitro Moreno”. A puntare il dito contro il presidente del Senato per la gestione del ddl riforme è il capogruppo M5s, Gianluca Castaldi, riferendosi al celebre Byron Moreno che diresse la partita Italia-Corea del Sud ai Mondiali del 2002. “Trovo che il suo accostamento sia altamente offensivo – ha replicato Grasso -, ho solo consentito che si andasse avanti con i lavori dell’Aula”.

TGCOM