Riforme e Italicum maggioranza divisa E Grillo va in piazza

BEPPE GRILLO 6

Sul testo delle riforme costituzionali che domani approdano nell’Aula del Senato non c’è più nessuno che si attenda imboscate e grandi novità. Da mercoledì si vota, ci sarà qualche aggiustamento, ma niente di più.
Anche perché il confronto politico è destinato a focalizzarsi sul tema che emergerà subito dopo il via libera alla riforma del senato: la legge elettorale.
Già perché se è vero che sul nuovo Palazzo Madama e sulla fine del bicameralismo perfetto nessuno dei malpancisti della minoranza Pd e dei forzisti ha avuto la forza di frenare ora la maggioranza rischia di spaccarsi proprio sulla legge elettorale.
Soglie di sbarramento più basse, ritorno alle preferenze o al collegio unico del Mattarellum, modifiche del meccanismo di ripartizione dei seggi del premio di maggioranza a favore dei piccoli partiti mettono d’accordo un fronte vasto che va da una parte del Pd all’Ncd ai gruillini alla Lega. Fuori da questa Santa Alleanza pare esserci solo Forza Italia.
«Daremo battaglia sulle preferenze, è ridicolo che qualche partito si opponga al diritto dei cittadini di preferire un deputato, dopo che ha dato la sua preferenza per comuni, Regioni ed Europa. Perchè no per il Parlamento? Per dare potere alle segreterie dei partiti di scegliere i parlamentari? Diremo no», dice a chiare lettere Angelino Alfano, principale alleato di governo Renzi e leader del Nuovo Centrodestra, che invece promette fedeltà sulla riforma Boschi.
SINISTRA PD ALL’ATTACCO
«Ritengo che la riforma del Senato possa funzionare solo se vi è una correzione della proposta di legge elettorale: superamento delle liste bloccate, revisione delle soglie di sbarramento e per il premier di maggioranza», attacca Stefano Fassina, della sinistra Pd. Lega, Ncd e M5S non hanno mai fatto mistero di voler riprendere la battaglia sulle preferenze. Forse per questo i pentastellati – in attesa dell’incontro sulla legge elettorale non più confermato da Palazzo Chigi – intanto sono pronti a riprendere le ostilità. Beppe Grillo in persona porterà in piazza i grillini martedì contro il nuovo Senato non elettivo, come annuncia su Facebook la senatrice grillina Barbara Lezzi: «Saremo con Beppe a dare voce ai cittadini che non vogliono essere esclusi dalle istituzioni».
L’appuntamento è di fronte al Senato, per un assedio simbolico del Palazzo. «La riforma del Senato targata Renzi-Boschi sta andando avanti a forza di balle e prepotenza», scrive anche il senatore Nicola Morra sul blog di Grillo, ricordando le 220 proposte di modifica cestinate dal suo movimento.
Dunque in vista della settimana decisiva per le riforme costituzionali sembra evaporare lo strano fronte composto dai ”ribelli” di Pd e Fi sul Senato non elettivo (chiamata la fronda Min Min dalle iniziali dei cognomi dei senatori Mineo e Minzolini) ma sull’Italicum emerge un inedito asse.
Asse M5S-Ncd-Lega che si mostra in tutta la sua evidenza nelle dichiarazioni diffuse dai diversi esponenti dei piccoli partiti, di solito mai in sintonia. «Il Democratellum dei 5 Stelle può ritenersi condivisibile nel quadro di un mantenimento del sistema proporzionale che garantirebbe ampia rappresentatività in Parlamento e di una reintroduzione delle preferenze. Renzi abbia il coraggio di mediare su questi due aspetti», è l’invito del vicesegretario Udc, Antonio De Poli. E Renzi, stando alle voci di corridoio, per chiudere sul Senato e portare a Bruxelles la prima intesa sulle riforme sarebbe anche intenzionato a farlo.

Il Messaggero