Riforme e Def, Renzi: basta sabotatori

Renzi, di Hitler non si parla nemmeno per scherzo

Tener unito il Pd a ridosso del voto sulla legge elettorale e delle elezioni regionali. Nell’esercizio della leadership Matteo Renzi dovrà esibirsi più volte nella settimana che si apre con la riunione che oggi terrà al partito con i responsabili infrastrutture. L’appuntamento chiave è però fissato per dopodomani quando il segretario riunirà il gruppo dei deputati Pd che si apprestano a votare l’Italicum prima in commissione e poi in aula. La tensione dentro al partito è forte e in questi giorni ha contaminato spezzoni di maggioranza, a cominciare da Scelta Civica, lambendo anche il Ncd guidato da Maurizio Lupi, ex ministro considerato molto meno morbido nei confronti di Renzi del suo segretario.
La convinzione di poter trovare più appoggi in aula che in commissione, spinge la sinistra del partito a concentrare le energie presentando un unico emendamento attraverso il quale modificare il sistema dei capilista bloccati. Domani l’Area Riformista si ritroverà per discutere il da farsi e per rinnovare a Renzi l’ennesimo appello a «fidarsi del suo partito». Anche se la minoranza del Pd sostiene di non voler tendere imboscate sfruttando il voto segreto, le incognite restano soprattutto sul piano dell’unità sia del partito che della maggioranza.
LINEA
Renzi non intende però mollare e inviterà «i sabotatori che hanno contestato l’Italicum così come il Def e tutto ciò che con fatica e scrupolo facciamo» a «smetterla o a farsi da parte». Non a caso tra le riforme in grado di far crescere il pil ha inserito anche la legge elettorale che il documento di economia e finanza dà per approvata entro il mese di maggio. «L’assemblea del gruppo voterà la linea del Pd sulla legge elettorale e impegnerà i deputati a seguirla – spiega il vicecapogruppo Ettore Rosato – se poi qualcuno riterrà in cuor suo di non poterla sostenere ce lo farà sapere e sarà eventualmente sostituito in commissione». Nessuna modifica al testo, quindi, per evitare che la legge debba tornare al Senato dove l’Italicum a suo tempo incassò anche i voti di Forza Italia.
Per evitare di incassare un successo e trovarsi con un partito spaccato e un capogruppo dimissionato, Renzi cercherà di fare appello al senso di responsabilità ricordando anche ai suoi il lavoro che il governo sta facendo per risollevare il Paese dalla crisi economica. E qui tornerà il tema del Def e del tesoretto a disposizione per aiutare le fasce di lavoratori più in difficoltà. Un tema, questo, che per il presidente del Consiglio dà il tono all’azione di un governo guidato da una forza di sinistra che, come non si stanca di ripetere, «ha cambiato l’agenda di Bruxelles sostituendo la parola ”rigore” con ”crescita”».
SFASCIO
L’appello all’unità in vista delle elezioni regionali serve anche al presidente del Consiglio per sollecitare la minoranza interna a non unire i propri voti con quelli del M5S. I pentastellati sono per Renzi il vero nemico da ridimensionare vista anche la liquefazione di Forza Italia e le difficoltà della Lega a raccogliere consensi alla sua sinistra. La più che probabile destinazione del ”tesoretto” alle fasce di lavoratori vicini alla pensione, ma che non hanno ancora maturato i requisiti, molto somiglia al reddito di cittadinanza che i grillini vorrebbero assegnare a pioggia». Il ”tesoretto” e tutto ciò che una crescita superiore allo 0,7% rappresenta per Renzi il cuneo da inserire tra la sinistra interna e il resto delle opposizioni. «Non posso pensare che dentro al mio partito c’è chi gioca allo sfascio o al tanto peggio tanto meglio», sostiene Renzi riferendosi agli attacchi che negli ultimi giorni la sinistra interna ha portato al Def. Per strappare il bene della ”ditta” all’Area Riformista sottolineando l’importanza delle elezioni regionali, domenica prossima Renzi inizierà la campagna elettorale da Venezia dove è candidato il Felice Casson, senatore vicino a Civati che però in Liguria pensa di sostenere un candidato alternativo alla Paita.

Il Messaggero