Riforme, bagarre in aula alla Camera si dimette il relatore Sabato il voto finale

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La prima giornata della maratona d’aula che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe vedere il primo sì della Camera sulle riforme costituzionale nella giornata di sabato, è iniziata tra le tensioni e si è conclusa in una bagarre che ha visto lanci di ponderosi volumi verso il tavolo della presidenza, espulsioni dall’aula e sospensioni della seduta. La rottura del patto del Nazareno «non può non avere conseguenze sul piano parlamentare» aveva detto in apertura dei lavori il forzista Francesco Paolo Sisto annunciando le proprie dimissioni da relatore del Ddl sulle riforme. «Faremo di tutto per rallentarle – affermava da parte sua Renato Brunetta -. Sarebbe oggi pura irresponsabilità concorrere a una direttrice autoritaria. La maggioranza si fermi». Il capogruppo azzurro ribadiva che Forza Italia ha scelto la via dell’ostruzionismo solo dopo la rottura del patto e «la scelta unilaterale del capo dello Stato: un colpo premeditato e mortale».
L’ostruzionismo di FI non intacca la determinazione della maggioranza, e in particolare del Pd, a tirare dritto: «Andiamo avanti con decisione. Le riforme si fanno perché ne ha bisogno l’Italia», dice il capogruppo dem Roberto Speranza, affacciando «un sospetto: FI è stata al tavolo fino al 31 dicembre nell’interesse del Paese o nella prospettiva di una scambio riforme-Quirinale?». Anche Maria Elena Boschi conferma l’obiettivo di giungere al voto finale sabato, nonostante l’ostruzionismo delle opposizioni. «Dispiaciuta» per le dimissioni di Sisto da relatore, la ministra delle Riforme sostiene che «questo non cambia la determinazione della maggioranza: aperti al confronto, ma il dialogo non può impedire di andare avanti». Lo stesso concetto è espresso dal sottosegretario Luca Lotti che aggiunge: «Il patto del Nazareno sono le riforme che portiamo avanti. Vedremo cosa farà FI in aula, al momento non ci pare che abbia le idee molto chiare».
Infatti, la promessa «opposizione dura» degli azzurri non si è sempre tradotta in voti contrari. Anzi, i deputati di FI hanno spesso votato sugli emendamenti (oltre duemila quelli presentati dalle opposizioni) in ordine sparso, tanto da sollevare la protesta di più di un seguace di Raffaele Fitto. In particolare Maurizio Bianconi, vistosi bocciare un suo emendamento anche dai compagni di partito, è sbottato: «Sapevamo che l’opposizione di FI era una farsa, ma non pensavo di finire nel ridicolo, come a ”Scherzi a parte“. Il Nazareno – ha aggiunto – è risorto dopo tre giorni, il patto ci ha messo 12 ore».
PROTAGONISTI

Protagonisti degli scontri maggiori sono invece stati i deputati di Sel. Dopo aver più volte chiesto senza successo, assieme a Lega e M5S, la sospensione dei lavori e il ritorno della legge in commissione, hanno – una volta esaurito il tempo a loro disposizione per gli interventi – inscenato una vivacissima protesta. Tra le urla per la «strozzatura del dibattito», sono volati verso la presidenza della Camera, tenuta da Marina Sereni, anche i fascicoli degli emendamenti (400 pagine). Uno dei lanciatori più ”precisi“ il vendoliano Adriano Zaccagnini viene espulso dall’aula e la seduta sospesa in attesa della conferenza dei capigruppo, che dopo una lunga riunione non trova un accordo ma concede ai gruppi che hanno terminato il tempo a disposizione un minuto per ogni votazione. Oggi una nuova capigruppo potrebbe decidere di stoppare l’ostruzionismo con il cosiddetto canguro.

Il Messaggero