Riforme, al via ‘rush finale’: obiettivo referendum

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“Saranno semplicemente gli italiani, e nessun altro, a decidere se il nostro progetto va bene o no”. Nella sua ultima enews il premier Matteo Renzi ha ribadito che sarà il referendum sulle riforme istituzionali il momento decisivo per l’azione del suo governo. Per ribadire la sua determinazione a mettere tutto nelle mani degli italiani, il premier ha fornito anche il calendario dei prossimi ‘step’ delle riforme: ad aprile il voto finale del Parlamento e “ragionevolmente” (per usare le sue parole) a ottobre il referendum.

Il ‘rush finale’ del Ddl Boschi prende il via oggi. Alla Camera, infatti, nel pomeriggio sono in programma ‘dichiarazioni di voto finale’ e ‘votazione finale’ sul provvedimento. Non un passaggio qualunque, perché si tratta del voto decisivo in cui il pacchetto riforme viene formalmente chiuso. Il seguente e ultimo giro sarà, in sostanza, a ‘scatola chiusa’ in modo da rispettare tempi e disposizioni in vista del referendum.

I ritmi dovranno essere serrati, per finire col coincidere con il calendario renziano. Alla Camera la maggioranza a disposizione può far dormire sonni tranquilli al governo, e quindi il passaggio dovrebbe essere rapido. Subito, già la settimana seguente, la palla potrà passare al Senato. Ad ottobre palazzo Madama ha licenziato il Ddl Boschi con 171 voti favorevoli a fronte di una maggioranza di 158. Un buon margine da cui il governo punta di ripartire.

A quel punto potrà scattare il ‘timing’ previsto nei casi di riforme costituzionali per la navetta tra i rami del Parlamento, con tre mesi di ‘pausa’. Quindi il voto finale della Camera, presumibilmente intorno a metà mese, di cui scrive lo stesso Renzi nella sua enews.

A parlarne è stata anche Maria Elena Boschi, in un’intervista al ‘Corriere della sera’: “Io sono sempre prudente perché non bisogna mai dare niente per scontato però sinceramente sono ottimista perché, se guardo i numeri dell’ultimo passaggio al Senato, mi sembra che i nodi che c’erano si siano sciolti”, ha detto.

La Boschi ha ancora sottolineato: “Credo che abbiamo fatto un lavoro straordinario, dal punto di vista delle riforme in generale, non solo per quelle costituzionali”. Ed ha spiegato il perché del referendum: “Nel momento in cui fai una riforma che tocca quasi 40 articoli della Costituzione non puoi non chiedere agli italiani se sono d’accordo”.

Per le riforme costituzionali è necessario un doppio passaggio tra i due rami del Parlamento. Per la prima approvazione non c’è una questione legata alla maggioranza che tiene il testo. Per la seconda invece, secondo quanto stabilisce la Costituzione, ci sono due possibilità. Se il testo viene approvato a maggioranza qualificata, quindi dai due terzi del Parlamento, diventa subito legge.

Se invece viene votato dalla maggioranza assoluta (la metà più uno) si può chiedere il referendum entro tre mesi. Se il referendum viene chiesto e il voto popolare dice sì alla riforma, questa entra in vigore. Il referendum costituzionale è caratterizzato dall’assenza di quorum, basta in sostanza ottenere la maggioranza dei voti validi.

Ci sono stati solo due referendum costituzionali nella storia della Repubblica italiana. Il primo, del 7 ottobre 2001, approvò la riforma del Titolo V della Costituzione con un 64,2% di voti favorevoli. Il secondo, del 25 e 26 giugno 2006, bocciò la riforma della Costituzione promossa dal governo Berlusconi con un 61,3% dei voti.

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